{"id":279,"date":"2026-08-19T09:49:05","date_gmt":"2026-08-19T09:49:05","guid":{"rendered":"https:\/\/foreva.it\/blog\/recensioni\/don-alberto-abbandona-sacerdozio\/"},"modified":"2026-08-19T10:45:23","modified_gmt":"2026-08-19T10:45:23","slug":"don-alberto-abbandona-sacerdozio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/foreva.it\/blog\/recensioni\/don-alberto-abbandona-sacerdozio\/","title":{"rendered":"La decisione&#8221; di Don Alberto Ravagnani: &#8220;Ho abbandonato il sacerdozio per vivere il Vangelo oltre gli schemi tradizionali e raggiungere chi non crede"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In breve<\/strong><\/p>\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><strong>Don Alberto Ravagnani<\/strong>, ordinato nel 2018 e noto per la sua presenza sui social, ha reso pubblico a fine gennaio 2026 il proprio <strong>abbandono del sacerdozio<\/strong> e dell\u2019incarico di viceparroco a San Gottardo, a Milano.<\/li><li>Nel libro <strong>\u201cLa scelta\u201d<\/strong>, pubblicato da SEM, racconta un percorso personale e spirituale: non presenta l\u2019uscita dal ministero come una rinuncia alla <strong>fede<\/strong>, ma come la ricerca di una diversa <strong>missione<\/strong>.<\/li><li>Al centro delle sue parole ci sono la critica al clericalismo, il disagio verso alcuni <strong>schemi tradizionali<\/strong> della formazione e il desiderio di parlare anche ai <strong>non credenti<\/strong>.<\/li><li>La sua decisione ha aperto reazioni opposte: per alcuni \u00e8 una frattura dolorosa, per altri una domanda concreta sul modo in cui la Chiesa incontra le persone nel presente.<\/li><\/ul>\n\n<div id=\"ez-toc-container\" class=\"ez-toc-v2_0_85 counter-hierarchy ez-toc-counter ez-toc-grey ez-toc-container-direction\">\n<div class=\"ez-toc-title-container\">\n<p class=\"ez-toc-title\" style=\"cursor:inherit\">Sommaire<\/p>\n<span class=\"ez-toc-title-toggle\"><a href=\"#\" class=\"ez-toc-pull-right ez-toc-btn ez-toc-btn-xs ez-toc-btn-default ez-toc-toggle\" aria-label=\"Toggle Table of Content\"><span class=\"ez-toc-js-icon-con\"><span class=\"\"><span class=\"eztoc-hide\" style=\"display:none;\">Toggle<\/span><span class=\"ez-toc-icon-toggle-span\"><svg style=\"fill: #999;color:#999\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" class=\"list-377408\" width=\"20px\" height=\"20px\" viewBox=\"0 0 24 24\" fill=\"none\"><path d=\"M6 6H4v2h2V6zm14 0H8v2h12V6zM4 11h2v2H4v-2zm16 0H8v2h12v-2zM4 16h2v2H4v-2zm16 0H8v2h12v-2z\" fill=\"currentColor\"><\/path><\/svg><svg style=\"fill: #999;color:#999\" class=\"arrow-unsorted-368013\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" width=\"10px\" height=\"10px\" viewBox=\"0 0 24 24\" version=\"1.2\" baseProfile=\"tiny\"><path d=\"M18.2 9.3l-6.2-6.3-6.2 6.3c-.2.2-.3.4-.3.7s.1.5.3.7c.2.2.4.3.7.3h11c.3 0 .5-.1.7-.3.2-.2.3-.5.3-.7s-.1-.5-.3-.7zM5.8 14.7l6.2 6.3 6.2-6.3c.2-.2.3-.5.3-.7s-.1-.5-.3-.7c-.2-.2-.4-.3-.7-.3h-11c-.3 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href=\"https:\/\/foreva.it\/blog\/recensioni\/don-alberto-abbandona-sacerdozio\/#Seminario_schemi_tradizionali_e_clericalismo_nella_critica_di_Don_Alberto_Ravagnani\" >Seminario, schemi tradizionali e clericalismo nella critica di Don Alberto Ravagnani<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-4\" href=\"https:\/\/foreva.it\/blog\/recensioni\/don-alberto-abbandona-sacerdozio\/#Vangelo_e_non_credenti_la_missione_digitale_oltre_i_confini_della_parrocchia\" >Vangelo e non credenti: la missione digitale oltre i confini della parrocchia<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-5\" href=\"https:\/\/foreva.it\/blog\/recensioni\/don-alberto-abbandona-sacerdozio\/#La_scelta_di_Don_Alberto_Ravagnani_tra_liturgia_affettivita_e_futuro_della_vita_religiosa\" >La scelta di Don Alberto Ravagnani tra liturgia, affettivit\u00e0 e futuro della vita religiosa<\/a><\/li><\/ul><\/nav><\/div>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"La_decisione_di_Don_Alberto_Ravagnani_e_il_significato_dellabbandono_del_sacerdozio\"><\/span>La decisione di Don Alberto Ravagnani e il significato dell\u2019abbandono del sacerdozio<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La frase che resta addosso non \u00e8 quella pi\u00f9 rumorosa, n\u00e9 quella adatta a diventare un titolo da social: <strong>\u201cIl treno \u00e8 lo stesso, ma sono cambiati i binari\u201d<\/strong>. Don Alberto Ravagnani, trentadue anni, ha usato un\u2019immagine semplice per spiegare una scelta che semplice non \u00e8: lasciare il ministero sacerdotale senza descrivere la propria storia come un addio al Vangelo o alla vita interiore.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A fine gennaio 2026 Ravagnani ha comunicato di non proseguire nel sacerdozio e nel ruolo di viceparroco della chiesa di San Gottardo al Corso, nell\u2019area dei Navigli milanesi. La notizia non \u00e8 passata inosservata. Da anni il suo volto \u00e8 familiare a chi frequenta Instagram, YouTube, Facebook e TikTok: una presenza digitale ampia, con oltre seicentomila persone raggiunte sulle diverse piattaforme, che ha provato a tradurre il linguaggio religioso in forme dirette, quotidiane, talvolta volutamente spiazzanti.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ridurre tutto alla formula \u201cil prete dei social lascia la tonaca\u201d sarebbe per\u00f2 un modo sbrigativo di non ascoltare. Nel racconto affidato a interviste, podcast, apparizioni televisive e soprattutto al libro <strong>\u201cLa scelta\u201d<\/strong>, pubblicato da SEM nel febbraio 2026, il punto non \u00e8 una fuga spettacolare. \u00c8 una lunga tensione tra una vocazione avvertita come reale e una forma istituzionale di vita religiosa che, a suo giudizio, non riusciva pi\u00f9 a contenerla.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi si aspetta una cronaca lineare, con una causa sola e una soluzione pulita, qui resta deluso. Ravagnani parla di ragioni molteplici: la fatica del celibato, il rapporto con l\u2019istituzione, le incomprensioni maturate negli ultimi anni, il senso di estraneit\u00e0 provato davanti a certe modalit\u00e0 liturgiche e pastorali. Una decisione del genere non va trattata come un referendum: chi applaude a prescindere e chi condanna a prescindere finisce per rendere tutto pi\u00f9 povero.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nodo delicato sta proprio nelle parole. \u201cLasciare il sacerdozio\u201d nel linguaggio comune pu\u00f2 indicare l\u2019uscita dall\u2019esercizio del ministero; sul piano canonico, invece, esistono distinzioni e procedure specifiche che non coincidono automaticamente con le formule giornalistiche. Ravagnani si \u00e8 raccontato pubblicamente come una persona che non vuole interrompere il proprio legame con Cristo, ma intende vivere la fede fuori dalla forma sacerdotale tradizionale. \u00c8 un passaggio che riguarda la sua vicenda, non un modello pronto da applicare alla vita di chiunque altro.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel dibattito attorno a lui si riconoscono due riflessi molto italiani. Da una parte c\u2019\u00e8 chi lo considera il segnale di una crisi profonda del cattolicesimo contemporaneo; dall\u2019altra c\u2019\u00e8 chi lo trasforma volentieri nel simbolo di una Chiesa da attaccare in blocco. Entrambi i gesti sono comodi. Molto meno comodo \u00e8 prendere sul serio il disagio di un uomo che racconta di aver cercato di restare obbediente e, allo stesso tempo, di non riuscire pi\u00f9 a ignorare ci\u00f2 che vedeva nella realt\u00e0.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua vicenda interessa anche chi non ha una pratica religiosa. Non perch\u00e9 ogni scelta individuale debba diventare un caso nazionale, ma perch\u00e9 pone una domanda riconoscibile in molti ambienti: <strong>quanto pu\u00f2 cambiare un\u2019istituzione senza smarrire ci\u00f2 che la fonda?<\/strong> Una domanda che attraversa scuole, famiglie, associazioni, luoghi di lavoro; nella Chiesa assume semplicemente un peso simbolico pi\u00f9 grande.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo elemento da tenere fermo \u00e8 questo: Ravagnani non descrive la propria uscita come il rifiuto del Vangelo, ma come la ricerca di una coerenza difficile tra ci\u00f2 che crede e il modo in cui desidera stare nel mondo. \u00c8 da questa frizione, non dal rumore attorno al personaggio, che conviene partire.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1536\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/foreva.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/riflessione-vocazione-taccuino-penna.jpg\" alt=\"Taccuino aperto con penna e pila di libri in luce calda\" class=\"wp-image-285\" srcset=\"https:\/\/foreva.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/riflessione-vocazione-taccuino-penna.jpg 1536w, https:\/\/foreva.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/riflessione-vocazione-taccuino-penna-300x200.jpg 300w, https:\/\/foreva.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/riflessione-vocazione-taccuino-penna-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/foreva.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/riflessione-vocazione-taccuino-penna-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1536px) 100vw, 1536px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Illustration g\u00e9n\u00e9r\u00e9e par intelligence artificielle.<\/figcaption><\/figure>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Don_Alberto_Ravagnani_fede_e_Vangelo_dalle_esperienze_giovanili_alla_vocazione\"><\/span>Don Alberto Ravagnani, fede e Vangelo: dalle esperienze giovanili alla vocazione<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per capire la decisione di Don Alberto Ravagnani bisogna tornare a un racconto meno mediatico e pi\u00f9 fragile: quello di un ragazzo che non proviene, stando alle sue parole, da una famiglia particolarmente praticante. La sua fede iniziale viene descritta come tiepida, non come un\u2019eredit\u00e0 gi\u00e0 pronta. Ed \u00e8 un dettaglio importante, perch\u00e9 evita di costruire il personaggio come un predestinato da biografia edificante.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei suoi primi ricordi religiosi \u00e8 legato alla prima confessione, vissuta con ansia e disagio. L\u2019immagine che restituisce non ha niente di solenne: una fila di bambini, un ambiente chiuso, la sensazione di dover entrare in un luogo poco accogliente e parlare a un adulto sconosciuto. Quel ricordo non serve a demolire il sacramento; serve piuttosto a mostrare quanto la forma possa incidere sul contenuto. Un gesto pensato per liberare pu\u00f2 essere percepito come freddo se manca l\u2019ascolto.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accanto a quella memoria, Ravagnani ne colloca una opposta: la prima comunione, vissuta come un momento pi\u00f9 sereno e luminoso. \u00c8 una contraddizione solo apparente. Chiunque abbia frequentato da bambino un oratorio sa che le esperienze non arrivano in blocco: ci sono luoghi che mettono a proprio agio, parole che restano, figure adulte che fanno paura e altre che aprono una porta.<\/p>\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La confessione a diciassette anni come passaggio interiore<\/h3>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La svolta, nel suo racconto, arriva durante una vacanza estiva dell\u2019oratorio, quando aveva quasi diciassette anni. Ravagnani racconta di essersi sentito poco amato e di aver portato questa ferita in confessione. Non presenta quell\u2019episodio come una scena perfetta, ma come un momento in cui la tristezza, detta finalmente a voce alta, ha trovato un ascolto capace di alleggerirla.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da l\u00ec, secondo la sua testimonianza, cambia il modo di stare con gli altri: da ragazzo introverso diventa pi\u00f9 presente, pi\u00f9 propositivo, pi\u00f9 coinvolto nelle attivit\u00e0 dell\u2019oratorio e nel gruppo degli amici. Tornano alla memoria canti ascoltati durante la Messa, pagine evangeliche, domande che prima non sembravano urgenti. Non \u00e8 necessario condividere ogni lettura teologica per riconoscere il valore narrativo di questo passaggio: una fede pu\u00f2 nascere anche quando una persona si sente finalmente guardata senza essere giudicata.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando si chiede se questa sia una conversione alla Chiesa cattolica, Ravagnani distingue. La definisce anzitutto una conversione a Dio. \u00c8 una distinzione che pesa, perch\u00e9 contiene gi\u00e0 il seme dei conflitti successivi. Per lui, l\u2019incontro con il cristianesimo non coincide subito con l\u2019adesione a un ruolo, a un\u2019istituzione o a un insieme di consuetudini. \u00c8 il tentativo di rispondere a una chiamata percepita come personale.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019idea del sacerdozio arriva dopo, tra preghiera, paure e resistenze. C\u2019era una ragazza che gli piaceva, c\u2019erano genitori contrari, c\u2019era il timore di perdere gli amici. Questo frammento \u00e8 forse tra i pi\u00f9 utili per sottrarre la storia a ogni stereotipo: la vocazione, se esiste, non mette automaticamente ordine. Talvolta aumenta il disordine, perch\u00e9 costringe a prendere sul serio desideri che non si lasciano sistemare in una casella.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi cerca nel libro un manifesto contro la Chiesa potrebbe trovarlo pi\u00f9 sfumato del previsto. Le pagine sembrano piuttosto il resoconto di una ricerca molto esposta, quasi un dialogo interiore portato fuori. Ci sono lettori che potrebbero trovarlo coinvolgente proprio per questa nudit\u00e0; altri potrebbero desiderare una maggiore distanza analitica e meno centralit\u00e0 dell\u2019io narrante. \u00c8 un limite possibile, ma \u00e8 anche la materia stessa del testo.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vicenda di Ravagnani mostra che fede e appartenenza non procedono sempre alla stessa velocit\u00e0. Il suo punto di partenza non \u00e8 l\u2019abbandono, bens\u00ec un incontro vissuto come liberante: ed \u00e8 questa radice a rendere pi\u00f9 complesso, e pi\u00f9 umano, ci\u00f2 che viene dopo.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Seminario_schemi_tradizionali_e_clericalismo_nella_critica_di_Don_Alberto_Ravagnani\"><\/span>Seminario, schemi tradizionali e clericalismo nella critica di Don Alberto Ravagnani<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cuore pi\u00f9 controverso delle dichiarazioni di Don Alberto Ravagnani riguarda il seminario e il modo in cui la Chiesa distribuisce autorit\u00e0, linguaggi e ruoli. Non sono argomenti marginali: sono le fondamenta su cui si regge una certa idea di ministero. Per questo le sue parole hanno fatto discutere ben oltre il suo pubblico abituale.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ravagnani \u00e8 entrato in seminario con spaesamento, raccontando di essersi sentito inizialmente come un ragazzo gettato in una vita nuova senza sapere bene che cosa lo attendesse. Col tempo, dice di essersi sentito accolto. Non cancella quindi l\u2019esperienza in modo caricaturale. La critica matura dopo, soprattutto quando ha vissuto fuori dal seminario accanto a giovani impegnati in un percorso di discernimento, dentro una casa e in un quartiere, con ritmi pi\u00f9 vicini a quelli dei coetanei.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua obiezione \u00e8 netta: il seminario rischia di separare dalla realt\u00e0, creando un ambiente troppo protetto e artificiale. In questo contesto, sostiene, la soggettivit\u00e0 della persona pu\u00f2 essere considerata un problema da correggere invece che una risorsa da comprendere. \u00c8 una tesi forte, che naturalmente non esaurisce tutte le esperienze seminaristiche italiane; ogni diocesi, ogni formatore e ogni comunit\u00e0 hanno pratiche diverse. Ma il tema posto merita di essere ascoltato senza liquidarlo come capriccio individuale.<\/p>\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Quando la forma rischia di contare pi\u00f9 delle persone<\/h3>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La questione \u00e8 molto concreta. Se un giovane viene formato principalmente ad aderire a un\u2019immagine gi\u00e0 confezionata del prete \u2014 comportamento, parole, affettivit\u00e0, rapporto con il potere \u2014 che spazio rimane per il carattere, i limiti e le capacit\u00e0 reali di quella persona? Ravagnani denuncia proprio questo: l\u2019esistenza di canoni cos\u00ec forti da trasformare la personalit\u00e0 in una minaccia.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In una scuola, in un\u2019azienda o in una squadra sportiva, si sa che l\u2019uniformit\u00e0 assoluta produce spesso obbedienza apparente e silenzi profondi. Nel mondo ecclesiale il rischio \u00e8 pi\u00f9 delicato, perch\u00e9 si uniscono una dimensione spirituale e un ruolo pubblico. Chi fatica pu\u00f2 temere di essere visto non come una persona in difficolt\u00e0, ma come qualcuno che tradisce una vocazione o scandalizza una comunit\u00e0.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ravagnani collega questo meccanismo al <strong>clericalismo<\/strong>: la concentrazione del potere attorno ai preti maschi e ordinati, trattati come detentori quasi esclusivi del sacro e della decisione. A suo avviso, senza un cambiamento su questo punto, la Chiesa non riuscir\u00e0 a cambiare davvero. Tra le proposte che cita ci sono la revisione dell\u2019obbligo del celibato, una riconsiderazione del ruolo delle donne e una separazione pi\u00f9 chiara tra potere di governo e ordinazione.<\/p>\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table>\n<thead>\n<tr>\n<th>Questione sollevata<\/th>\n<th>Critica espressa da Ravagnani<\/th>\n<th>Domanda aperta per le comunit\u00e0<\/th>\n<\/tr>\n<\/thead>\n<tbody>\n<tr>\n<td>Formazione in seminario<\/td>\n<td>Rischio di isolamento dalla vita ordinaria e di scarsa valorizzazione della soggettivit\u00e0<\/td>\n<td>Come formare ministri capaci di abitare relazioni, lavoro e fragilit\u00e0 reali?<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Celibato<\/td>\n<td>Vincolo percepito come parte di un sistema che pu\u00f2 generare rimozioni e ipocrisie<\/td>\n<td>Quale libert\u00e0 e quale responsabilit\u00e0 affettiva sono possibili nel ministero?<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Ruolo delle donne<\/td>\n<td>Partecipazione insufficiente ai luoghi in cui si esercita il potere ecclesiale<\/td>\n<td>Come riconoscere competenze e autorit\u00e0 senza lasciarle ai margini?<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Autorit\u00e0 sacerdotale<\/td>\n<td>Troppa coincidenza tra sacramento dell\u2019ordine e potere decisionale<\/td>\n<td>Come rendere pi\u00f9 corresponsabile la vita della Chiesa?<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table><\/figure>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui conviene non fare confusione. Ravagnani non sta descrivendo un semplice aggiornamento estetico, come cambiare musica o rendere pi\u00f9 brillante una pagina Instagram parrocchiale. La sua \u00e8 una richiesta di ripensamento strutturale. Proprio per questo incontra resistenze: tocca convinzioni profonde, norme consolidate e sensibilit\u00e0 teologiche che non si modificano con una battuta.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il passaggio pi\u00f9 utile della sua critica non sta forse nelle singole soluzioni, sulle quali il dibattito rester\u00e0 acceso, ma nell\u2019invito a non scambiare la disciplina per il Vangelo. Le istituzioni servono, custodiscono memoria e responsabilit\u00e0; diventano fragili per\u00f2 quando chiedono alle persone di sparire per poterle rappresentare.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Vangelo_e_non_credenti_la_missione_digitale_oltre_i_confini_della_parrocchia\"><\/span>Vangelo e non credenti: la missione digitale oltre i confini della parrocchia<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cMissionario digitale\u201d \u00e8 un\u2019espressione usata spesso con troppa facilit\u00e0. Basta aprire un profilo, pubblicare una frase religiosa su uno sfondo gradevole e il gioco sembra fatto. Don Alberto Ravagnani, invece, distingue con precisione: secondo lui molti contenuti cattolici online parlano efficacemente a chi \u00e8 gi\u00e0 dentro, ma raramente raggiungono chi \u00e8 lontano, indifferente o apertamente scettico.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La differenza non \u00e8 di poco conto. Spiegare un sacramento a chi frequenta la parrocchia pu\u00f2 essere utile; parlare del Vangelo a chi considera la fede un linguaggio estraneo richiede un\u2019altra postura. Non basta semplificare. Occorre accettare che l\u2019interlocutore non condivida le premesse, non riconosca l\u2019autorit\u00e0 di chi parla e talvolta giudichi la Chiesa attraverso ferite, scandali, silenzi o esperienza personale.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ravagnani sostiene di aver cercato proprio questo terreno di confine. Non una religione ridotta a slogan, ma una presenza capace di stare nel mondo secolarizzato senza fingere che quel mondo sia ancora la parrocchia allargata di qualche decennio fa. \u00c8 un\u2019intuizione che riguarda chiunque comunichi: se parli solo a chi ti d\u00e0 gi\u00e0 ragione, costruisci una comunit\u00e0 rassicurante, non necessariamente un ponte.<\/p>\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Fraternit\u00e0 e una Chiesa \u201csulla soglia\u201d<\/h3>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2020, durante la pandemia, Ravagnani ha dato vita a <strong>Fraternit\u00e0<\/strong>, una community giovanile che nel tempo ha organizzato incontri settimanali in varie citt\u00e0, spesso attorno all\u2019adorazione eucaristica. Il dato interessante non \u00e8 l\u2019etichetta, ma il tentativo: proporre una pratica antica con un linguaggio e un\u2019accoglienza percepiti come pi\u00f9 vicini ai giovani di oggi.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una ragazza di vent\u2019anni, chiamiamola Marta, potrebbe entrare per la prima volta in una chiesa non perch\u00e9 sa gi\u00e0 che cosa fare, ma perch\u00e9 un\u2019amica le dice: \u201cVieni, non devi dimostrare niente\u201d. Se trova un ambiente pieno di codici incomprensibili, sguardi di controllo e parole pronunciate come formule automatiche, forse non torner\u00e0. Se trova silenzio, musica non invasiva, persone disponibili a spiegare senza interrogare, la soglia pu\u00f2 diventare un luogo reale.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo non significa che ogni proposta debba inseguire il gusto del momento. Una Chiesa che rincorresse ogni tendenza perderebbe presto la propria voce. Ma tra inseguire e parlare esiste una distanza enorme. Ravagnani ha insistito sul fatto che il cristianesimo non debba ridursi a un recinto identitario, n\u00e9 comunicare solo a chi possiede gi\u00e0 il vocabolario giusto.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua esperienza digitale ha incontrato anche ostacoli concreti. Tra i momenti di maggiore tensione c\u2019\u00e8 stato il richiamo della diocesi legato a contenuti promozionali pubblicati online, incluso il tema degli integratori. \u00c8 un punto che non va aggirato: chi esercita un ruolo religioso e ha un vasto seguito deve interrogarsi con seriet\u00e0 sui confini tra testimonianza, sostentamento economico, pubblicit\u00e0 e fiducia delle persone. Ravagnani stesso ha riconosciuto che il suo modo di comunicare poteva essere criticato.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel suo racconto, quell\u2019episodio ha avuto per\u00f2 un valore pi\u00f9 ampio: gli ha fatto percepire una limitazione crescente della libert\u00e0 di parlare, partecipare a podcast e proporre linguaggi non convenzionali. \u00c8 qui che torna il tema degli schemi tradizionali. Per lui non si trattava di infrangere regole per gusto di provocare, ma di verificare se ci fosse spazio per una presenza cristiana meno controllata e pi\u00f9 esposta ai linguaggi contemporanei.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi non sopporta i toni da influencer pu\u00f2 avere una riserva legittima: la credibilit\u00e0 spirituale non si misura con le visualizzazioni. Ma sarebbe ingenuo sostenere il contrario, cio\u00e8 che i luoghi digitali non contino. Nel 2026 una parte consistente delle conversazioni su identit\u00e0, solitudine, relazioni e senso della vita passa da l\u00ec. La domanda non \u00e8 se la Chiesa debba diventare un algoritmo; \u00e8 se sappia incontrare le persone anche dove gi\u00e0 vivono.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La missione che Ravagnani rivendica non coincide quindi con il successo online. Sta nel rischio di parlare ai non credenti senza trattarli come un pubblico da convertire a ogni costo. Una soglia funziona quando lascia entrare, ma anche quando permette di affacciarsi senza paura.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"La_scelta_di_Don_Alberto_Ravagnani_tra_liturgia_affettivita_e_futuro_della_vita_religiosa\"><\/span>La scelta di Don Alberto Ravagnani tra liturgia, affettivit\u00e0 e futuro della vita religiosa<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra le pagine e le interviste di Ravagnani, una delle zone pi\u00f9 sensibili riguarda il rapporto con la Messa. Dire che non riusciva pi\u00f9 a celebrarla con serenit\u00e0 ha colpito molte persone, perch\u00e9 per un sacerdote la liturgia non \u00e8 un dettaglio organizzativo: \u00e8 il centro del ministero. Eppure lui precisa che il problema non sarebbe il Vangelo, n\u00e9 il rito in quanto tale, ma un certo modo di presentare parole e immagini.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua critica riguarda soprattutto l\u2019insistenza sul sacrificio, sul peccato e sulla colpa. Ravagnani osserva che alcuni testi biblici, se letti senza spiegazione, possono risultare oscuri o persino trasmettere un\u2019immagine distorta del messaggio cristiano. Richiama anche la differenza tra l\u2019espressione \u201cdato per voi\u201d e formule liturgiche italiane che introducono maggiormente l\u2019idea di sacrificio. Sono questioni teologiche complesse, che non possono essere risolte in un post; ma mostrano quanto le parole contino nella spiritualit\u00e0 quotidiana.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per una persona che entra in chiesa gi\u00e0 portando sulle spalle fallimenti, lutti o un\u2019educazione rigida, sentire solo il peso dell\u2019indegnit\u00e0 pu\u00f2 allontanare invece di aprire. Per un\u2019altra, le stesse parole possono avere un valore profondo e consolante. Questo \u00e8 il punto: la liturgia non \u00e8 mai soltanto un testo, \u00e8 il modo in cui quel testo viene spiegato, abitato e reso umano da una comunit\u00e0.<\/p>\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Celibato, doppie vite e il bisogno di parole non ipocrite<\/h3>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ravagnani affronta poi il tema dell\u2019affettivit\u00e0 dei preti con un linguaggio poco diplomatico. Sostiene che esistano sacerdoti con relazioni stabili, incontri occasionali o difficolt\u00e0 legate alla sessualit\u00e0, e che il problema non sia anzitutto la fragilit\u00e0 individuale, bens\u00ec l\u2019ipocrisia che pu\u00f2 generarsi quando non \u00e8 possibile nominare una fatica senza rischiare la delegittimazione totale.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 bene mantenere una misura: non si pu\u00f2 trasformare una denuncia generale in un\u2019accusa indistinta verso tutti i sacerdoti. Esistono preti che vivono il celibato come scelta libera, feconda e coerente, e sarebbe ingiusto cancellare la loro esperienza. Allo stesso tempo, fingere che il tema affettivo non esista non protegge nessuno. Una vita religiosa credibile non dovrebbe dipendere dalla capacit\u00e0 di apparire senza crepe.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel percorso che lo ha portato alla decisione, Ravagnani racconta di aver seguito anche un cammino psicologico e di aver incontrato figure sacerdotali che stima per la loro libert\u00e0 di pensiero, come padre Alberto Maggi e don Gigi Verdi della Fraternit\u00e0 di Romena. Non \u00e8 un dettaglio ornamentale. Dice che, per lui, discernimento e cura della propria vita interiore non sono stati strade contrapposte, ma parti dello stesso lavoro.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Resta poi la questione di Fraternit\u00e0. Ravagnani auspica che il progetto prosegua con le proprie gambe e che i giovani non vengano giudicati attraverso la sua scelta. \u00c8 una richiesta comprensibile. Le comunit\u00e0 sane non possono vivere appese per sempre a una sola figura carismatica, per quanto capace; devono imparare a reggersi su relazioni, responsabilit\u00e0 condivise e pratiche che resistano anche alle delusioni.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per alcuni ragazzi legati a quell\u2019esperienza, l\u2019uscita dal ministero pu\u00f2 essere stata un colpo duro. Ravagnani lo riconosce e non finge che il dolore sparisca con una spiegazione ben formulata. La fiducia, soprattutto in contesti spirituali, chiede tempo. Un adulto che \u00e8 stato guida non pu\u00f2 pretendere che le persone lo comprendano subito, n\u00e9 chi resta pu\u00f2 essere costretto a chiamare \u201ctradimento\u201d ci\u00f2 che forse \u00e8 una ferita ancora aperta.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla domanda su come si veda fra dieci anni, Ravagnani non offre un programma preciso. Dice di sentirsi fiducioso e di credere che la vita e Dio possano sorprenderlo ancora. \u00c8 una risposta meno definitiva di quanto molti vorrebbero, ma probabilmente pi\u00f9 onesta. La sua storia non consegna una soluzione per la Chiesa italiana; consegna una domanda esigente: <strong>come restare fedeli al Vangelo senza usare la fedelt\u00e0 come una gabbia?<\/strong><\/p>\n\n\n<h3>Don Alberto Ravagnani ha lasciato anche la fede?<\/h3>\n<p>No. Nel modo in cui ha raccontato pubblicamente la propria scelta, Ravagnani distingue l\u2019uscita dall\u2019esercizio del ministero sacerdotale dalla rinuncia alla fede. Continua a riferirsi al Vangelo e a una missione vissuta in forme diverse.<\/p>\n<h3>Quando \u00e8 stato ordinato sacerdote Don Alberto Ravagnani?<\/h3>\n<p>Don Alberto Ravagnani \u00e8 stato ordinato prete nel 2018. Nel gennaio 2026 ha annunciato la decisione di lasciare il ministero sacerdotale e l\u2019incarico di viceparroco a Milano.<\/p>\n<h3>Di cosa parla il libro \u201cLa scelta\u201d?<\/h3>\n<p>Pubblicato da SEM nel febbraio 2026, \u201cLa scelta\u201d racconta il percorso umano, spirituale e istituzionale che ha condotto Ravagnani alla sua decisione. Il libro affronta anche temi come seminario, celibato, liturgia, social e clericalismo.<\/p>\n<h3>Che cosa intende Ravagnani quando parla di missione verso i non credenti?<\/h3>\n<p>Intende una presenza capace di dialogare con chi \u00e8 lontano dalla pratica religiosa o non condivide le premesse della fede. La sua critica \u00e8 rivolta a una comunicazione digitale che, secondo lui, parla soprattutto ai cattolici gi\u00e0 praticanti.<\/p>\n<h3>Che cosa succeder\u00e0 alla community Fraternit\u00e0?<\/h3>\n<p>Ravagnani ha espresso l\u2019auspicio che Fraternit\u00e0 continui il proprio cammino in autonomia, guidata dai giovani e dalle comunit\u00e0 locali, senza essere ridotta o giudicata esclusivamente attraverso la sua vicenda personale.<\/p>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In breve La decisione di Don Alberto Ravagnani e il significato dell\u2019abbandono del sacerdozio La frase che resta addosso non \u00e8 quella pi\u00f9 rumorosa, n\u00e9 quella adatta a diventare un titolo da social: \u201cIl treno \u00e8 lo stesso, ma sono cambiati i binari\u201d. 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