{"id":441,"date":"2026-08-31T21:18:38","date_gmt":"2026-08-31T21:18:38","guid":{"rendered":"https:\/\/foreva.it\/blog\/recensioni\/don-mazzi-prete-96-anni\/"},"modified":"2026-09-12T05:11:18","modified_gmt":"2026-09-12T05:11:18","slug":"don-mazzi-prete-96-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/foreva.it\/blog\/recensioni\/don-mazzi-prete-96-anni\/","title":{"rendered":"Don Mazzi: \u00abA 96 anni, il prete fuori dagli schemi che sogna ancora di trasformare il mondo\u00bb"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In breve<\/strong><\/p>\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><strong>Don Mazzi<\/strong>, morto a 96 anni nel luglio 2026, ha legato il proprio nome a Exodus e a un modo di fare il <strong>prete fuori dagli schemi<\/strong>, vicino ai giovani fragili senza retorica.<\/li><li>Dalla perdita precoce del padre al collegio di Verona, la sua biografia racconta una vocazione nata pi\u00f9 dall\u2019incontro con gli orfani del Polesine che dall\u2019obbedienza formale.<\/li><li>La prima Carovana di Exodus, partita nel 1985 con quattordici ragazzi e sei educatori, ha trasformato il viaggio in una pratica educativa fondata sulla relazione e sulla responsabilit\u00e0.<\/li><li>Il suo linguaggio su paternit\u00e0, libert\u00e0 e fede ha spesso provocato: per lui educare significava accompagnare, non sorvegliare.<\/li><li>La nuova sfida di Exodus riguarda il disagio minorile contemporaneo, con un centro diurno previsto a Milano per intercettare ragazzi e adolescenti prima che restino soli.<\/li><\/ul>\n\n<div id=\"ez-toc-container\" class=\"ez-toc-v2_0_87 counter-hierarchy ez-toc-counter ez-toc-grey ez-toc-container-direction\">\n<div class=\"ez-toc-title-container\">\n<p class=\"ez-toc-title\" style=\"cursor:inherit\">Sommaire<\/p>\n<span class=\"ez-toc-title-toggle\"><a href=\"#\" class=\"ez-toc-pull-right ez-toc-btn ez-toc-btn-xs ez-toc-btn-default ez-toc-toggle\" aria-label=\"Toggle Table of Content\"><span class=\"ez-toc-js-icon-con\"><span class=\"\"><span class=\"eztoc-hide\" style=\"display:none;\">Toggle<\/span><span class=\"ez-toc-icon-toggle-span\"><svg style=\"fill: #999;color:#999\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" class=\"list-377408\" width=\"20px\" height=\"20px\" viewBox=\"0 0 24 24\" fill=\"none\"><path d=\"M6 6H4v2h2V6zm14 0H8v2h12V6zM4 11h2v2H4v-2zm16 0H8v2h12v-2zM4 16h2v2H4v-2zm16 0H8v2h12v-2z\" fill=\"currentColor\"><\/path><\/svg><svg style=\"fill: #999;color:#999\" class=\"arrow-unsorted-368013\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" width=\"10px\" height=\"10px\" viewBox=\"0 0 24 24\" version=\"1.2\" baseProfile=\"tiny\"><path d=\"M18.2 9.3l-6.2-6.3-6.2 6.3c-.2.2-.3.4-.3.7s.1.5.3.7c.2.2.4.3.7.3h11c.3 0 .5-.1.7-.3.2-.2.3-.5.3-.7s-.1-.5-.3-.7zM5.8 14.7l6.2 6.3 6.2-6.3c.2-.2.3-.5.3-.7s-.1-.5-.3-.7c-.2-.2-.4-.3-.7-.3h-11c-.3 0-.5.1-.7.3-.2.2-.3.5-.3.7s.1.5.3.7z\"\/><\/svg><\/span><\/span><\/span><\/a><\/span><\/div>\n<nav><ul class='ez-toc-list ez-toc-list-level-1 eztoc-toggle-hide-by-default' ><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-1\" href=\"https:\/\/foreva.it\/blog\/recensioni\/don-mazzi-prete-96-anni\/#Don_Mazzi_a_96_anni_il_prete_fuori_dagli_schemi_che_non_smise_di_interrogare_il_presente\" >Don Mazzi a 96 anni: il prete fuori dagli schemi che non smise di interrogare il presente<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-2\" href=\"https:\/\/foreva.it\/blog\/recensioni\/don-mazzi-prete-96-anni\/#La_storia_di_Don_Mazzi_dallinfanzia_ferita_alla_scelta_di_diventare_educatore\" >La storia di Don Mazzi: dall\u2019infanzia ferita alla scelta di diventare educatore<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-3\" href=\"https:\/\/foreva.it\/blog\/recensioni\/don-mazzi-prete-96-anni\/#Exodus_e_la_Carovana_del_1985_il_cambiamento_come_viaggio_fatica_e_relazione\" >Exodus e la Carovana del 1985: il cambiamento come viaggio, fatica e relazione<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-4\" href=\"https:\/\/foreva.it\/blog\/recensioni\/don-mazzi-prete-96-anni\/#La_regola_dellaquilone_di_Don_Mazzi_liberta_paternita_e_spiritualita_senza_formule_facili\" >La regola dell\u2019aquilone di Don Mazzi: libert\u00e0, paternit\u00e0 e spiritualit\u00e0 senza formule facili<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-5\" href=\"https:\/\/foreva.it\/blog\/recensioni\/don-mazzi-prete-96-anni\/#Don_Mazzi_Exodus_e_i_giovani_nel_2026_dalle_dipendenze_del_passato_alle_fragilita_di_oggi\" >Don Mazzi, Exodus e i giovani nel 2026: dalle dipendenze del passato alle fragilit\u00e0 di oggi<\/a><\/li><\/ul><\/nav><\/div>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Don_Mazzi_a_96_anni_il_prete_fuori_dagli_schemi_che_non_smise_di_interrogare_il_presente\"><\/span>Don Mazzi a 96 anni: il prete fuori dagli schemi che non smise di interrogare il presente<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono fotografie che non hanno bisogno di didascalie elaborate. Nel suo ufficio immerso nel verde del Parco Lambro, tra giornali letti fino in fondo, carte sparse e lettere scritte ancora a mano, Don Mazzi teneva un\u2019immagine incorniciata: un tronco d\u2019albero trafitto da siringhe. Sotto, poche parole: Parco Lambro, 1984. Non era un oggetto d\u2019arredo n\u00e9 un gesto nostalgico. Era un promemoria severo di ci\u00f2 che Milano aveva visto e di ci\u00f2 che un educatore non pu\u00f2 scegliere di non vedere.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Don Antonio Mazzi \u00e8 morto a Milano il 31 luglio 2026, a 96 anni. Ma fermarsi alla formula del necrologio sarebbe riduttivo, perch\u00e9 la sua figura ha occupato per decenni uno spazio scomodo: sacerdote, educatore, fondatore di Exodus, volto televisivo, polemista, uomo capace di parlare con disarmante franchezza tanto ai ragazzi quanto ai loro genitori. Aveva attraversato il dibattito pubblico senza assumere la posa del personaggio rassicurante.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le definizioni gli scivolavano addosso. \u201cPrete di strada\u201d, \u201cprete degli ultimi\u201d, \u201cteleparroco\u201d, \u201cribelle\u201d: etichette che raccontano qualcosa, ma non tutto. Lui preferiva la parola <strong>padre<\/strong>, forse perch\u00e9 il padre l\u2019aveva perso a tredici mesi e quella mancanza gli era rimasta dentro come una domanda. Non padre nel senso del comando, bens\u00ec nel senso pi\u00f9 faticoso e concreto di chi aiuta qualcuno a crescere senza trattenerlo.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa \u00e8 la chiave che permette di leggere anche i suoi libri, fra cui <strong>Voglio ancora cambiare il mondo<\/strong>, pubblicato da San Paolo, e <strong>Saggezza e follia<\/strong>, uscito per Piemme. Non sono testi da cercare se desideri una biografia levigata, piena di episodi messi in fila con prudenza editoriale. Hanno piuttosto l\u2019andamento della voce di un uomo che ragiona ad alta voce, torna sui propri errori, si innervosisce davanti alle formule facili e non separa la spiritualit\u00e0 dalla polvere delle giornate.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggerli pu\u00f2 interessarti se cerchi testimonianze civili imperfette, biografie che non santificano il protagonista e riflessioni sull\u2019educazione nate sul campo. Potrebbero invece lasciarti distante se preferisci saggi ordinati per tesi, dati e dimostrazioni lineari: Mazzi procede per memoria, affondo, contraddizione. \u00c8 una scrittura orale, talvolta brusca, che chiede al lettore di stare dentro le sue curve.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel raccontarsi, non nascondeva il rifiuto per gli abiti e le liturgie percepite come una corazza. Ordinato sacerdote il 26 marzo 1955, ricordava con ironia la veste prestata dal vescovo, troppo grande di tre taglie, e ripeteva di non aver mai amato la tonaca. Non era un dettaglio pittoresco. Era il segno di una convinzione: la credibilit\u00e0 di un prete, per lui, non dipendeva dal costume ma dalla capacit\u00e0 di stare accanto alle persone quando sono meno presentabili.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 facile idealizzare un uomo simile dopo la sua scomparsa, ripulendone gli angoli. Sarebbe un errore. Il suo <strong>impegno sociale<\/strong> non fu silenzioso e accomodante; ebbe toni accesi, dichiarazioni discutibili, esposizione mediatica. Eppure proprio quella disponibilit\u00e0 a esporsi gli permise di rendere visibile un dolore che molti preferivano confinare nei margini: dipendenze, carcere, abbandono scolastico, famiglie spezzate, solitudini adolescenziali.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Immagina Luca, un diciassettenne di oggi che non usa eroina, non dorme in un parco, ma passa le notti tra sostanze sintetiche, chat e piccoli reati. Il suo disagio potrebbe essere meno riconoscibile di quello degli anni Ottanta, ma non per questo meno urgente. Il lascito di Don Mazzi non offre una ricetta per Luca. Invita piuttosto un adulto a farsi una domanda scomoda: chi gli sta parlando davvero, senza trattarlo come un problema da spostare altrove?<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella fotografia delle siringhe, allora, non riguarda soltanto un passato terribile. Dice che il cambiamento comincia quando si smette di voltare lo sguardo dall\u2019altra parte.<\/p>\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1916\" height=\"821\" src=\"https:\/\/foreva.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/don-mazzi-a-96-anni-il-prete-fuori-dagli-schemi-illustratio.jpg\" alt=\"Illustration \u00e9ditoriale du sujet : Don Mazzi: \u00abA 96 anni, il prete fuori dagli schemi che sogna ancora di trasformare il mondo\u00bb\" class=\"wp-image-553\" srcset=\"https:\/\/foreva.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/don-mazzi-a-96-anni-il-prete-fuori-dagli-schemi-illustratio.jpg 1916w, https:\/\/foreva.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/don-mazzi-a-96-anni-il-prete-fuori-dagli-schemi-illustratio-300x129.jpg 300w, https:\/\/foreva.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/don-mazzi-a-96-anni-il-prete-fuori-dagli-schemi-illustratio-1024x439.jpg 1024w, https:\/\/foreva.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/don-mazzi-a-96-anni-il-prete-fuori-dagli-schemi-illustratio-768x329.jpg 768w, https:\/\/foreva.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/don-mazzi-a-96-anni-il-prete-fuori-dagli-schemi-illustratio-1536x658.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1916px) 100vw, 1916px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Illustration g\u00e9n\u00e9r\u00e9e par intelligence artificielle.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"La_storia_di_Don_Mazzi_dallinfanzia_ferita_alla_scelta_di_diventare_educatore\"><\/span>La storia di Don Mazzi: dall\u2019infanzia ferita alla scelta di diventare educatore<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di Exodus, prima delle carovane, prima della televisione, c\u2019\u00e8 un bambino di Verona che piange in collegio. Il padre \u00e8 morto di broncopolmonite quando aveva appena tredici mesi; la madre, costretta a lavorare di ricamo in condizioni economiche difficili, lo affida all\u2019istituto fondato da don Calabria. \u00c8 una vicenda che Don Mazzi non trasform\u00f2 mai in una medaglia del dolore. La raccontava, semmai, per spiegare quanto una ferita possa indurire e quanto possa, con il tempo, aprire una strada inattesa.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da ragazzo era ribelle, insofferente verso una religione che gli veniva presentata soprattutto come obbedienza. In terza media fu bocciato per cattiva condotta. Il Dio che, secondo le parole ascoltate attorno a lui, \u201caveva preso\u201d suo padre non gli sembrava un Dio a cui affidarsi con serenit\u00e0. Anche il rapporto con la madre gli appariva segnato da una distanza dolorosa, dal lutto che non aveva trovato parole.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo passaggio conta perch\u00e9 evita una scorciatoia frequente: pensare che le vocazioni nascano sempre da una chiamata chiara, pacifica, quasi gi\u00e0 ordinata. Nel suo caso avvenne il contrario. La sua fede rest\u00f2 una domanda, e lui stesso diceva che davanti a Dio sono tutti poveri uomini che domandano, perfino chi occupa i ruoli pi\u00f9 alti nella Chiesa. Una spiritualit\u00e0 senza trionfalismi, dunque, poco incline a distribuire certezze preconfezionate.<\/p>\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Gli orfani del Polesine e la paternit\u00e0 imparata sul campo<\/h3>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo il liceo, don Calabria lo invi\u00f2 a lavorare alla Citt\u00e0 dei ragazzi di Ferrara, realt\u00e0 ancora attiva che accoglieva adolescenti in difficolt\u00e0. Nel 1951 l\u2019alluvione del Polesine port\u00f2 l\u00ec centinaia di persone travolte dalla perdita: bambini senza casa, senza riferimenti, talvolta senza genitori. Per il giovane Antonio Mazzi quell\u2019incontro cambi\u00f2 la prospettiva. La sua sofferenza non scomparve, ma smise di essere l\u2019unico centro della scena.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Raccontava che quei bambini lo chiamavano pap\u00e0. Fu allora che matur\u00f2 la decisione di restare e intraprendere il percorso sacerdotale. Il vescovo, conoscendone il temperamento, pare avesse reagito con sorpresa: proprio lui, considerato irrequieto, voleva diventare prete? La risposta di Mazzi non era dottrinale. Era legata a quella responsabilit\u00e0 appena scoperta verso chi gli chiedeva una presenza.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui \u00e8 utile distinguere tra commozione e metodo. L\u2019emozione pu\u00f2 accendere un gesto, ma non basta a reggere anni di lavoro educativo. La vicenda di Don Mazzi acquista peso proprio perch\u00e9, dall\u2019esperienza personale, costru\u00ec un\u2019idea precisa: <strong>essere padre non coincide con generare, ma con aiutare a diventare<\/strong>. Una formula forte, che andrebbe maneggiata senza trasformarla in slogan, perch\u00e9 crescere qualcuno richiede limiti, ascolto, continuit\u00e0 e responsabilit\u00e0 condivisa.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli anni Sessanta, a Roma, guid\u00f2 il centro giovanile della parrocchia di San Filippo Neri, nella borgata di Primavalle. Calcio, pallavolo e pallacanestro erano strumenti, non passatempo decorativo. Uno spazio sportivo poteva sottrarre ragazzi allo sbando perch\u00e9 offriva regole comprensibili, un gruppo, una possibilit\u00e0 di essere riconosciuti. Lui stesso ricordava di essersi rotto le gambe tre volte, con un tono che non cercava eroismo ma faceva intuire la partecipazione fisica al gioco.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa idea conserva una sua attualit\u00e0. Quando si parla di adolescenti in crisi, il dibattito oscilla spesso tra controllo e abbandono: pi\u00f9 divieti oppure nessun confine. Mazzi provava a stare in una terza posizione, pi\u00f9 difficile. La <strong>solidariet\u00e0<\/strong> non era compatimento e la libert\u00e0 non era assenza di legami. Era costruire luoghi in cui un ragazzo potesse sperimentarsi, sbagliare e sapere che qualcuno avrebbe affrontato con lui le conseguenze.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per comprendere il suo percorso, pu\u00f2 essere utile affiancare queste pagine a una selezione di <a href=\"https:\/\/foreva.it\/blog\/recensioni\/saggi-imperdibili-da-leggere\/\">saggi da leggere per orientarsi nel presente<\/a>. Non perch\u00e9 esista un volume in grado di spiegare una vita cos\u00ec contraddittoria, ma perch\u00e9 l\u2019educazione ha bisogno di pi\u00f9 voci: testimonianze, ricerche, letteratura e memoria.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dall\u2019infanzia in collegio alla Citt\u00e0 dei ragazzi corre un filo netto: Don Mazzi non costru\u00ec la propria autorevolezza fingendo di essere stato immune dalla rabbia. La costru\u00ec trasformando quella rabbia in una disponibilit\u00e0 a non lasciare soli gli altri.<\/p>\n\n<figure class=\"is-provider-youtube is-type-video wp-block-embed wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Don Mazzi:  la vita non \u00e8 fatta di anni ma di sogni\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/rT5Q4bkTWE4?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Exodus_e_la_Carovana_del_1985_il_cambiamento_come_viaggio_fatica_e_relazione\"><\/span>Exodus e la Carovana del 1985: il cambiamento come viaggio, fatica e relazione<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando arriv\u00f2 a Milano nel 1979, Don Mazzi avrebbe dovuto occuparsi dell\u2019Opera don Calabria di via Pusiano e di persone con disabilit\u00e0. Il territorio, per\u00f2, gli impose un\u2019altra urgenza. Il Parco Lambro era associato a uno dei pi\u00f9 gravi scenari dello spaccio europeo e l\u2019eroina segnava una generazione intera. I tronchi usati come puntaspilli per le siringhe non erano una metafora giornalistica: erano la cronaca materiale di una devastazione.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Don Mazzi non arriv\u00f2 come esperto di droghe. Dichiarava di non saperne nulla all\u2019inizio. \u00c8 un\u2019ammissione importante, soprattutto oggi, quando l\u2019esperto istantaneo sembra una figura inevitabile. Inizi\u0148 ascoltando, osservando e lavorando accanto a chi viveva quella realt\u00e0. Con il cardinale Carlo Maria Martini, allora arcivescovo di Milano, matur\u00f2 l\u2019idea di fare di quel luogo un presidio rivolto agli ultimi, non un angolo da nascondere.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lavoro comport\u00f2 tensioni e minacce. Nel settembre 1988 organizz\u00f2 la pulizia del Parco Lambro e il Comune assegn\u00f2 a Exodus Cascina Molino Torrette, che divenne una base essenziale. Non va raccontata come la favola di un singolo uomo che \u201csalva\u201d una citt\u00e0. Dietro ci furono educatori, operatori, istituzioni, famiglie e ragazzi. Il merito di Mazzi fu anche quello di rendere pubblica una responsabilit\u00e0 che non poteva restare privata.<\/p>\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Quattordici ragazzi, sei educatori e nove mesi di strada<\/h3>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scelta pi\u00f9 riconoscibile arriv\u00f2 nel 1985 con la prima Carovana di Exodus. Quattordici ragazzi e sei educatori partirono in bicicletta e camper, viaggiando per nove mesi attraverso l\u2019Italia fino a rientrare a Milano nella notte di Natale. L\u2019idea era semplice da dire e dura da vivere: proporre un\u2019avventura a chi aveva conosciuto soltanto la ripetizione della dipendenza, del giudizio e dell\u2019esclusione.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La carovana non era una gita terapeutica n\u00e9 una fuga romantica. Pedalare, preparare i pasti, convivere, rispettare tempi e imprevisti: ogni gesto rimetteva in moto competenze che la droga e l\u2019emarginazione potevano aver anestetizzato. Il viaggio obbligava a fare i conti con il corpo, la stanchezza, la parola data agli altri. Per un ragazzo come Luca, immaginato all\u2019inizio, potrebbe significare scoprire che non \u00e8 definito soltanto da ci\u00f2 che ha fatto o da ci\u00f2 che gli \u00e8 accaduto.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La differenza rispetto ai modelli pi\u00f9 chiusi fu dichiarata da Mazzi senza diplomazia. Se altre comunit\u00e0 puntavano soprattutto sulla permanenza interna, lui preferiva gli spazi aperti e le alternative alla reclusione. Non voleva dire assenza di regole. Voleva dire non usare la catena come principio educativo. Il rischio della libert\u00e0, secondo lui, era meno disumano della certezza di tenere qualcuno fermo con la forza.<\/p>\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><strong>Comunicazione:<\/strong> non limitarsi a parlare a un giovane, ma cercare un linguaggio che lo raggiunga davvero.<\/li><li><strong>Esperienza concreta:<\/strong> un compito, un viaggio e una convivenza possono rendere visibile ci\u00f2 che un discorso astratto non riesce a insegnare.<\/li><li><strong>Responsabilit\u00e0:<\/strong> nessuno viene ridotto al proprio errore, ma nessuno viene neppure sollevato dalle conseguenze delle proprie scelte.<\/li><li><strong>Rete:<\/strong> educatori, famiglie e servizi devono lavorare insieme, perch\u00e9 una comunit\u00e0 da sola non pu\u00f2 assorbire tutto il peso del disagio.<\/li><\/ul>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2026 Exodus porta con s\u00e9 oltre quattro decenni di attivit\u00e0 e circa trenta centri sul territorio nazionale. I numeri aiutano a capire la continuit\u00e0 del progetto, ma non raccontano l\u2019essenziale: ogni percorso di uscita da una dipendenza o da una condizione di marginalit\u00e0 ha ritmi diversi. Nessuna carovana, nessuna struttura e nessun educatore possono promettere esiti identici per tutti.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa prudenza sta il limite e la forza dell\u2019eredit\u00e0 di Don Mazzi. Non offriva un meccanismo infallibile; insisteva su relazioni che chiedono tempo. Il suo metodo, nato davanti al disastro dell\u2019eroina, continua a suggerire che il <strong>cambiamento<\/strong> non \u00e8 un comando impartito dall\u2019esterno: \u00e8 un percorso che qualcuno deve rendere possibile.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"La_regola_dellaquilone_di_Don_Mazzi_liberta_paternita_e_spiritualita_senza_formule_facili\"><\/span>La regola dell\u2019aquilone di Don Mazzi: libert\u00e0, paternit\u00e0 e spiritualit\u00e0 senza formule facili<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra le immagini lasciate da Don Mazzi, quella dell\u2019aquilone \u00e8 forse la pi\u00f9 facile da ricordare e la pi\u00f9 difficile da praticare. Un figlio, diceva, va tenuto con un filo minimo, ma a un certo punto bisogna lasciarlo prendere vento. Se lo si trattiene per paura, si rischia di rovinarlo. \u00c8 una frase che pu\u00f2 suonare perfino ovvia, finch\u00e9 non si pensa a quanto sia complicato lasciar andare un adolescente che sbaglia, che ha paura, che si espone a pericoli reali.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 un invito all\u2019indifferenza. Un aquilone abbandonato non vola: cade. L\u2019immagine implica che il filo ci sia, che la presenza adulta non sparisca, che resti un punto di ritorno. Ci\u00f2 che Don Mazzi contestava era l\u2019idea che educare equivalga a controllare ogni movimento. Per lui il padre non era un sorvegliante incaricato di far rispettare regole; era una persona capace di generare vita attraverso una relazione vera.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa visione va presa con attenzione, soprattutto quando riguarda dipendenze, reati o sofferenza psichica. Lasciare spazio non sostituisce mai il lavoro di professionisti, servizi sanitari e reti territoriali quando servono. La sua intuizione \u00e8 un\u2019altra: nessun intervento regge davvero se chi lo riceve viene trattato soltanto come un caso da gestire. La dignit\u00e0 non \u00e8 un premio concesso alla fine del percorso; \u00e8 la condizione da cui il percorso dovrebbe partire.<\/p>\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Disobbedire all\u2019abitudine di punire<\/h3>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Don Mazzi parlava spesso di disobbedienza come virt\u00f9 civile e cristiana. Non intendeva celebrare la trasgressione per gusto di scandalizzare. Vedeva nel Vangelo una forza che mette in discussione le regole quando le regole cessano di servire l\u2019essere umano. \u00c8 un pensiero che ha fatto discutere, anche in ambienti ecclesiali, perch\u00e9 rifiuta l\u2019idea di una fede ridotta a disciplina e formula.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua <strong>spiritualit\u00e0<\/strong> stava nella domanda pi\u00f9 che nella risposta definitiva. Invece di presentarsi come un uomo che aveva risolto il mistero del dolore, insisteva sul fatto che la fede resti un confronto aperto. Questo rende le sue parole accessibili anche a chi non condivide la fede cattolica: il punto non \u00e8 aderire a una dottrina, ma riconoscere quanto sia necessario un linguaggio umano per parlare di perdita, colpa, perdono e possibilit\u00e0.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono stati incontri che hanno reso questa impostazione particolarmente esposta. Exodus accolse persone legate a vicende gravissime, come l\u2019ex terrorista Marco Donat-Cattin ed Erika De Nardo. Sono temi sensibili e non vanno trasformati in racconti morbosi. Il nucleo della posizione di Mazzi non era cancellare la responsabilit\u00e0 delle azioni, n\u00e9 chiedere una compassione automatica per chi ha commesso delitti. Era sostenere che la pena e il giudizio non esauriscono la persona.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel caso di Donat-Cattin, ricordava un dolore familiare profondo e una crisi attraversata durante la permanenza nella comunit\u00e0. Parlando di Erika De Nardo, attribuiva al padre la forza di non avere abbandonato la figlia. Sono testimonianze che possono dividere, e hanno diviso. Per\u00f2 obbligano a domandarsi se la societ\u00e0 sia capace di pensare alla responsabilit\u00e0 senza rinunciare, contemporaneamente, alla possibilit\u00e0 di ricostruzione.<\/p>\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table>\n<thead>\n<tr>\n<th>Idea educativa di Don Mazzi<\/th>\n<th>Che cosa significa in pratica<\/th>\n<th>Rischio da evitare<\/th>\n<\/tr>\n<\/thead>\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong>Regola dell\u2019aquilone<\/strong><\/td>\n<td>Accompagnare l\u2019autonomia mantenendo un legame affidabile.<\/td>\n<td>Confondere la libert\u00e0 con disinteresse o abbandono.<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Comunicazione<\/strong><\/td>\n<td>Ascoltare e trovare parole comprensibili, non soltanto impartire ordini.<\/td>\n<td>Scambiare il dialogo per permissivismo.<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Esperienza condivisa<\/strong><\/td>\n<td>Usare attivit\u00e0, lavoro e viaggio per costruire fiducia e responsabilit\u00e0.<\/td>\n<td>Ridurre il percorso a un\u2019attivit\u00e0 simbolica senza continuit\u00e0.<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Possibilit\u00e0 di ripartire<\/strong><\/td>\n<td>Riconoscere la persona oltre il suo errore, senza negare la gravit\u00e0 dei fatti.<\/td>\n<td>Cancellare le vittime o minimizzare le responsabilit\u00e0.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table><\/figure>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per chi ama le letture che usano il sogno come terreno di verit\u00e0, pu\u00f2 essere interessante accostare questo tema alle pagine sui <a href=\"https:\/\/foreva.it\/blog\/recensioni\/murakami-libri-sogno-realta\/\">libri di Murakami tra sogno e realt\u00e0<\/a>. Sono mondi lontani da Exodus, naturalmente, ma condividono una domanda: che cosa accade quando l\u2019identit\u00e0 non coincide pi\u00f9 con il ruolo che gli altri ci hanno assegnato?<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La regola dell\u2019aquilone non promette che tutti torneranno indietro o che ogni caduta sar\u00e0 lieve. Chiede per\u00f2 agli adulti di non trasformare la paura in una gabbia.<\/p>\n\n<figure class=\"is-provider-youtube is-type-video wp-block-embed wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Addio a Don Antonio Mazzi | 96 anni di lotta contro l&amp;apos;abisso\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Y_qAZqN-xgI?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Don_Mazzi_Exodus_e_i_giovani_nel_2026_dalle_dipendenze_del_passato_alle_fragilita_di_oggi\"><\/span>Don Mazzi, Exodus e i giovani nel 2026: dalle dipendenze del passato alle fragilit\u00e0 di oggi<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Parco Lambro degli anni Ottanta e il disagio giovanile del 2026 non sono sovrapponibili. Don Mazzi lo sapeva e, negli ultimi anni, ripeteva che il mondo delle droghe era cambiato in modo radicale. L\u2019eroina e la cocaina restano problemi concreti, ma il panorama comprende sostanze sintetiche, policonsumo, dipendenze digitali, isolamento, ansia e comportamenti autolesivi. Cambiano le forme; non scompare il bisogno di essere visti.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua lettura, volutamente diretta, puntava anche il dito contro gli adulti. Non gli interessava descrivere i giovani come una generazione \u201csbagliata\u201d, formula pigra che ritorna puntuale a ogni epoca. Vedeva piuttosto adulti incerti, troppo assenti o troppo invasivi, e istituzioni che spesso intervengono quando la crisi \u00e8 gi\u00e0 esplosa. Non \u00e8 un\u2019accusa da usare per distribuire colpe: \u00e8 una richiesta di responsabilit\u00e0 condivisa.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cascina Molino Torrette, la prima casa storica di Exodus, non pu\u00f2 pi\u00f9 ospitare una comunit\u00e0 residenziale a causa del rischio di allagamenti collegato alle esondazioni del Lambro. Anche questo dato dice qualcosa del presente: i luoghi sociali non vivono fuori dalla crisi ambientale e dalle fragilit\u00e0 urbane. I ventiquattro giovani presenti sono destinati al trasferimento a Garlasco, mentre Milano prepara un diverso presidio.<\/p>\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Un centro diurno per intercettare il disagio prima dell\u2019emergenza<\/h3>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il progetto annunciato riguarda un centro diurno educativo specialistico rivolto a ragazzi fino ai vent\u2019anni, con l\u2019obiettivo di seguire circa 150 giovani ogni anno. Tra i primi destinatari figurano minori provenienti dall\u2019area penale, in collaborazione con il Centro di giustizia minorile, e adolescenti che i reparti di neuropsichiatria faticano a intercettare con sufficiente tempestivit\u00e0.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 soltanto una riorganizzazione logistica. Segna un passaggio da un modello prevalentemente residenziale a un presidio capace di lavorare nel tessuto cittadino, accanto a famiglie, scuole e servizi. Per Luca, il ragazzo immaginato in queste pagine, potrebbe fare la differenza incontrare una porta aperta prima che un disagio diventi espulsione scolastica, denuncia o ricovero d\u2019urgenza.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Naturalmente, sarebbe ingiusto presentare un centro come la soluzione totale. Centocinquanta percorsi l\u2019anno sono una possibilit\u00e0 concreta, non una risposta sufficiente per ogni bisogno di Milano. Servono risorse pubbliche stabili, educatori formati, supporto psicologico e sanitario, case accessibili, scuole capaci di non espellere le difficolt\u00e0. Il lascito di Don Mazzi sta proprio nel rifiuto di delegare tutto a una sola struttura carismatica.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il titolo del suo libro, <strong>Voglio ancora cambiare il mondo<\/strong>, oggi suona quasi come una provocazione contro il cinismo. Non suggerisce che un individuo possa davvero trasformare il mondo con la sola volont\u00e0. Invita a non usare la complessit\u00e0 come alibi per l\u2019immobilit\u00e0. A 96 anni, i suoi <strong>sogni<\/strong> non erano quelli di chi immagina un futuro perfetto; erano legati a un luogo concreto, a ragazzi concreti, a un servizio che continuasse anche oltre la sua presenza.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua storia pu\u00f2 parlare anche a chi legge poco saggio sociale e cerca semplicemente un modo per rallentare, fare ordine nelle domande, ritrovare attenzione. In questo senso, possono affiancarsi letture come i <a href=\"https:\/\/foreva.it\/blog\/consigli-di-lettura\/libri-sul-respiro-e-sulla-calma-letture-pratiche-senza-esoterismo\/\">libri sul respiro e sulla calma senza esoterismo<\/a>: non come scorciatoie per risolvere sofferenze complesse, ma come esercizi di presenza in un tempo che spinge continuamente altrove.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Don Mazzi ha lasciato una figura controversa, generosa, spesso spigolosa. Ha ricordato che <strong>trasformare il mondo<\/strong> non significa avere una risposta per tutto: significa decidere, ogni volta, di non considerare nessuno definitivamente perduto.<\/p>\n\n<h3>Quando \u00e8 morto Don Antonio Mazzi?<\/h3>\n<p>Don Antonio Mazzi \u00e8 morto a Milano il 31 luglio 2026, all\u2019et\u00e0 di 96 anni.<\/p>\n<h3>Che cos\u2019\u00e8 Exodus, la comunit\u00e0 fondata da Don Mazzi?<\/h3>\n<p>Exodus \u00e8 una rete di realt\u00e0 educative nata negli anni Ottanta per accompagnare giovani in situazione di fragilit\u00e0, dipendenza ed emarginazione attraverso percorsi di relazione, responsabilit\u00e0 e reinserimento.<\/p>\n<h3>Che cosa fu la prima Carovana di Exodus?<\/h3>\n<p>Nel 1985 quattordici ragazzi e sei educatori viaggiarono per nove mesi in bicicletta e camper attraverso l\u2019Italia. L\u2019esperienza usava il viaggio come occasione educativa e di rinascita personale.<\/p>\n<h3>Che cosa significa la regola dell\u2019aquilone di Don Mazzi?<\/h3>\n<p>\u00c8 l\u2019idea che un figlio o un ragazzo debba essere accompagnato verso l\u2019autonomia: mantenendo un legame affidabile, ma senza trasformare la protezione in controllo soffocante.<\/p>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In breve Don Mazzi a 96 anni: il prete fuori dagli schemi che non smise di interrogare il presente Ci sono fotografie che non hanno bisogno di didascalie elaborate. 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