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Esami di Maturità 2026: scopri le tracce ufficiali della prima prova

10 Ottobre 2026 17 min di lettura Aggiornato il 10 Ottobre 2026
Questo articolo è stato generato da un'intelligenza artificiale e pubblicato senza una revisione umana approfondita.

In breve

  • 527.747 studenti ammessi affrontano la prima prova degli Esami di Maturità, con un aumento dello 0,6% rispetto all’anno precedente.
  • Le tracce ufficiali propongono Cesare Pavese e Vitaliano Brancati per l’analisi del testo, tre proposte argomentative e due temi di attualità.
  • Tra le parole chiave dell’esame finale emergono memoria, Costituzione, linguaggio della scienza, confini tra generazioni, incanto e fatica.
  • La prova scritta di italiano dura sei ore: non serve trovare “la risposta giusta”, ma costruire un ragionamento leggibile, personale e ben sostenuto.

Esami di Maturità 2026: le tracce ufficiali della prima prova

Alle studentesse e agli studenti della scuola superiore capita spesso di immaginare il tema di italiano come una porta chiusa: fino all’apertura del plico, tutto sembra possibile e ogni previsione sembra inutile. Poi arrivano le tracce ufficiali, sette proposte da leggere con calma, e l’esame finale cambia faccia. Non è più un mostro indistinto, ma una scelta concreta da compiere.

Per la Maturità 2026 sono 527.747 i candidati ammessi, lo 0,6% in più rispetto al 2025. Il dato riguarda 273.959 ragazze e ragazzi dei licei, 167.104 degli istituti tecnici e 86.684 dei professionali. Numeri grandi, certo, ma dietro ciascun banco resta una situazione molto piccola e riconoscibile: sei ore, un foglio da riempire, una lettura da capire davvero prima di cominciare a scrivere.

La prima prova è quella di italiano e offre sette opzioni distribuite in tre tipologie. Ci sono due analisi del testo, una poetica e una in prosa; tre proposte di testo argomentativo; due temi di attualità. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito mantiene dunque un impianto che invita a scegliere non in base al nome più noto, ma al terreno sul quale si riesce a camminare con maggiore sicurezza.

Tipologia Proposte della prima prova Nodo centrale
A Cesare Pavese e Vitaliano Brancati Comprensione, analisi e interpretazione di un testo letterario
B Giuseppe Saragat, Piero Bianucci, Frank Furedi Argomentazione a partire da una fonte
C Wenke Husmann e Mario Calabresi Riflessione personale su un tema contemporaneo

La distribuzione delle prove d’esame dice qualcosa anche senza bisogno di cercare messaggi nascosti. Letteratura, storia civile, linguaggio scientifico e vita quotidiana stanno sullo stesso tavolo. È un modo abbastanza onesto per chiedere agli studenti di dimostrare non soltanto quanto ricordano, ma come collegano ciò che hanno letto, studiato e vissuto.

Chi si trova davanti al fascicolo non deve rincorrere la traccia che “faranno tutti”. È una trappola frequente. Una studentessa come Elisa, preparata ma incline a dubitare, potrebbe essere tentata da Pavese perché è un autore importante; se però il testo le resta opaco e il brano di Calabresi le accende idee precise sulla fatica, la scelta più sensata è quella. Una buona prova scritta nasce dalla lucidità, non dal prestigio del nome in cima alla pagina.

Va ricordato anche che la prima prova non chiede di essere scrittori professionisti. Chiede di leggere, organizzare e motivare. Un elaborato con una tesi semplice ma sviluppata con esempi, passaggi ordinati e parole appropriate vale più di una pagina piena di frasi solenni che non portano da nessuna parte. Chi ama leggere può ritrovare qualche strumento utile anche in questa riflessione sulla scrittura semplice e chiara: farsi capire non è banalizzare, è rispettare chi legge.

La giornata della prima prova apre un percorso che prosegue con la seconda prova scritta e poi con il colloquio. Le 13.996 commissioni d’esame sono formate da un presidente esterno, due commissari esterni e due interni alla scuola. Tuttavia, per sei ore, il centro della scena resta il singolo studente con le proprie parole. Le tracce della Maturità 2026 chiedono proprio questo: non perfezione, ma pensiero riconoscibile.

Prima prova Maturità 2026: Pavese e Brancati nell’analisi del testo

La tipologia A porta in aula due autori lontani per stile e sensibilità, ma entrambi capaci di mettere a disagio nel modo utile della letteratura: quello che costringe a guardare meglio le parole. La prima traccia propone “Passerò per piazza di Spagna” di Cesare Pavese, poesia inclusa nella raccolta postuma Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, uscita per Einaudi nel 1951.

Si tratta di una raccolta breve e densissima, composta da dieci liriche, due delle quali scritte in inglese. I testi furono composti nella primavera del 1950, in un periodo ravvicinato e tormentato della vita dello scrittore. La figura femminile, la città, il desiderio, la distanza e la morte entrano in questi versi senza diventare semplici decorazioni sentimentali. Pavese costruisce immagini che sembrano nitide e invece lasciano sempre una zona d’ombra.

Non è la prima volta che Pavese compare alla maturità: era già accaduto nel 1993 e nel 2001. Ma sarebbe sbagliato trattare questa ricorrenza come una scorciatoia. Conoscere l’autore aiuta, naturalmente; non sostituisce però il lavoro sul testo. Nella prova di analisi bisogna partire da ciò che c’è sulla pagina: il lessico, le immagini, la disposizione dei versi, le ripetizioni, il tono. Solo dopo è utile mettere questi elementi in relazione con la poetica dell’autore.

Come affrontare Pavese senza trasformare la poesia in una biografia

Un errore molto comune consiste nel riempire il foglio con date e informazioni personali, quasi che il componimento fosse un pretesto per raccontare Pavese. Le notizie su Constance Dowling, attrice statunitense conosciuta dallo scrittore alla fine del 1949, possono offrire un contesto. Non devono però diventare una spiegazione automatica di ogni immagine. La poesia non è un verbale della vita privata.

Conviene invece chiedersi: quale presenza viene evocata? Quali parole indicano vicinanza e quali, al contrario, distanza? Il titolo stesso, con quel futuro “passerò”, può aprire una riflessione sul tempo e sul movimento. Un’analisi efficace non si limita a dire che il testo è triste o amoroso: mostra come il testo produce quell’impressione, citando un termine o descrivendo una scelta stilistica.

L’altra proposta di analisi riguarda Vitaliano Brancati, nato nel 1907 in provincia di Siracusa e morto nel 1954. Il passo scelto viene da I piaceri, pubblicato nel 1943. Non è un romanzo nel senso più consueto del termine, ma un libro di appunti, ricordi, osservazioni e riflessioni. Il brano assegnato affronta la memoria e la sua capacità di creare un legame tra generazioni diverse.

Brancati è spesso ricordato per la satira del “gallismo”, cioè l’ostentazione di una virilità esagerata, esibita come compensazione di fragilità e frustrazioni sociali. Basta pensare a romanzi come Don Giovanni in Sicilia o Il bell’Antonio. Eppure ridurlo a questa etichetta sarebbe un danno: la sua scrittura sa essere ironica, malinconica e molto attenta ai meccanismi con cui le persone recitano un ruolo davanti agli altri.

Nel testo di I piaceri la memoria non va trattata come un album di fotografie sbiadite. Può essere una forza che collega chi c’era prima e chi arriva dopo, che salva dettagli apparentemente secondari e li rende vivi. Per uno studente, questa è una strada fertile: non serve raccontare la propria famiglia per forza, ma si può ragionare sul fatto che ricordi, racconti e luoghi condivisi costruiscano una continuità.

Tra Pavese e Brancati non esiste una scelta “più colta”. Pavese può essere adatto a chi sa sostare sulle parole e non ha paura di un testo concentrato; Brancati può parlare di più a chi preferisce un ragionamento in prosa, con un tema riconoscibile come il rapporto tra memoria e generazioni. Chi si blocca davanti alla poesia non deve punirsi scegliendola per principio. La traccia migliore è quella che permette di dimostrare competenza, non quella che sembra più prestigiosa.

Tracce ufficiali di testo argomentativo: Costituzione, scienza e confini

La tipologia B della prima prova della Maturità 2026 mette insieme tre materiali molto diversi, e proprio qui sta la sua forza. Non chiede agli studenti di ripetere una lezione: chiede di prendere posizione dopo avere capito una fonte. Il testo argomentativo è spesso temuto perché sembra richiedere idee straordinarie. In realtà richiede qualcosa di più concreto: una tesi chiara, prove coerenti e la capacità di non contraddirsi da una riga all’altra.

La prima proposta prende avvio dal discorso pronunciato da Giuseppe Saragat il 25 giugno 1946, quando venne eletto presidente dell’Assemblea Costituente. È un momento fondativo della storia repubblicana: l’Italia usciva dalla guerra, dal fascismo e dal referendum istituzionale del 2 giugno. L’Assemblea aveva il compito difficile di elaborare una Costituzione capace di dare forma a una democrazia nuova.

Di fronte a un brano simile, non basta scrivere che la Costituzione è importante. Bisogna spiegare perché un’assemblea eletta per scriverla rappresenti un passaggio decisivo. Si possono richiamare, con precisione, idee come la rappresentanza, i diritti, il confronto fra posizioni diverse e la responsabilità di costruire regole comuni. Non occorre fare sfoggio di articoli a memoria: un riferimento corretto e ben collegato vale più di una sfilza di numeri.

Dal discorso di Saragat a un ragionamento credibile

Un percorso possibile parte dall’osservazione che le istituzioni democratiche non sono oggetti astratti. Si vedono nel modo in cui i conflitti vengono affrontati senza cancellare chi la pensa diversamente. Uno studente potrebbe citare, ad esempio, il dibattito pubblico su scuola, lavoro o ambiente, evitando però di trasformare il compito in uno slogan. La consegna premia l’argomentazione: un’affermazione va sempre accompagnata da una ragione e, se possibile, da un esempio.

La seconda traccia propone un testo di Piero Bianucci, tratto da Te lo dico con parole tue – La scienza di scrivere per farsi capire. Il nucleo è la creatività scientifica. È una proposta interessante per chi sa uscire dall’idea che la scienza sia soltanto calcolo e formule. Anche una scoperta scientifica nasce da domande, intuizioni, tentativi, errori e dalla capacità di spiegare bene ciò che è stato osservato.

Qui è utile fare un passo indietro: la creatività non significa inventare senza regole. In ambito scientifico, un’ipotesi deve confrontarsi con dati, esperimenti e controllo da parte di altri. Proprio questo equilibrio può diventare la tesi del testo: immaginazione e rigore non sono nemici, ma parti dello stesso lavoro. Un esempio concreto può essere la traduzione di un concetto complesso in un linguaggio comprensibile, una necessità che riguarda la divulgazione ma anche la vita scolastica.

Per chi desidera esercitarsi a rendere una frase meno confusa, può essere utile ripassare i meccanismi dell’analisi del periodo e della costruzione della frase. Non serve appesantire il tema con periodi interminabili: una sintassi ordinata permette al ragionamento di respirare e rende più difficile perdere il filo.

La terza proposta nasce da I confini contano – Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere del sociologo Frank Furedi. Il testo interroga il confine tra generazioni, il significato di libertà e la figura degli “adultescenti”, adulti che prolungano comportamenti o atteggiamenti associati all’adolescenza. Il tema può toccare corde sensibili perché parla della crescita, dell’autonomia e dello spazio che gli adulti concedono o non concedono ai più giovani.

Questa traccia non invita a condannare una generazione. Chiede piuttosto di ragionare: quali confini sono necessari per crescere? Un limite è sempre una chiusura, oppure può offrire orientamento? Si può discutere della presenza degli adulti nella scuola, delle responsabilità familiari, della vita digitale o della difficoltà di separare pienamente tempo dello svago e tempo dell’impegno. La qualità del compito dipende dalla capacità di evitare giudizi sbrigativi.

La tipologia B è indicata per chi ama costruire un ponte tra testo e realtà. Non è adatta, invece, a chi intende ignorare il documento di partenza per svolgere un tema già pronto nella testa. La fonte non è un ostacolo da superare: è il punto da cui partire.

Tema di italiano Maturità 2026: incanto e fatica nelle tracce di attualità

Le due proposte della tipologia C hanno parole apparentemente semplici, quelle che spesso si usano senza fermarsi a pensarci: incanto e fatica. Eppure sono temi più insidiosi di quanto sembrino. Proprio perché tutti hanno un’idea di che cosa significhino, il rischio è scrivere pagine generiche, fatte di frasi condivisibili ma senza un punto di vista.

La prima traccia parte dall’articolo “Funziona a meraviglia” della giornalista tedesca Wenke Husmann, collaboratrice di Die Zeit, apparso su Internazionale nel gennaio 2026. Il candidato è invitato a riflettere sul concetto di incanto. Non è un invito a produrre un testo “poetico” a tutti i costi. È, semmai, un’occasione per domandarsi che cosa riesca ancora a sorprenderci in un tempo in cui ogni esperienza viene fotografata, commentata e consumata velocemente.

L’incanto può nascere davanti a un paesaggio, a un’opera d’arte, a una scoperta scientifica, a una relazione o a una lettura. Ma vale la pena fare una distinzione: meravigliarsi non equivale a distrarsi. Un adolescente può provare incanto osservando il cielo dalla finestra di un treno e, cinque minuti dopo, perdere quell’esperienza cercando di trasformarla subito in contenuto. Questo non è un processo da condannare con superiorità; può diventare però una domanda argomentata sul rapporto tra attenzione, tecnologia e memoria.

Scrivere di attualità senza cadere nelle frasi fatte

Un buon tema di attualità può iniziare con una scena precisa. Elisa, per esempio, aspetta l’autobus dopo una giornata pesante e si accorge del silenzio raro della strada al tramonto. La scena non deve occupare metà elaborato, ma serve a rendere visibile un’idea: l’incanto non è per forza grandioso, spesso richiede soltanto una pausa. Da lì il testo può allargarsi alla capacità di guardare, alla cultura, alla lentezza e persino al ruolo della scuola nell’educare l’attenzione.

L’altra proposta prende spunto da Alzarsi all’alba di Mario Calabresi e conduce alla riflessione sulla fatica. Il giornalista e scrittore affronta un tema che riguarda moltissimi studenti, ma che merita parole precise. La fatica non è soltanto stanchezza fisica: può essere costanza, allenamento, attesa, ripetizione, tentativo dopo un errore. Può anche essere il peso di un’aspettativa troppo alta, e qui un tema ben scritto può riconoscere la differenza senza confondere ogni difficoltà con un fallimento.

Nel contesto dell’esame finale, parlare di fatica non significa raccontare una notte passata sui libri per ottenere compassione. Significa riflettere sul valore di un percorso. Si può citare lo studio di una lingua, la pratica di uno strumento, un’attività sportiva, un progetto scolastico o un lavoro di cura in famiglia. L’esempio funziona se sostiene una tesi: per esempio, che la fatica diventa formativa quando ha un senso, una misura e la possibilità di essere riconosciuta.

Attenzione a un equivoco diffuso: non sempre soffrire di più significa meritare di più. Un compito maturo può dire che l’impegno è necessario senza celebrare l’esaurimento. Questa sfumatura è importante, soprattutto quando ci si rivolge a studenti che vivono la prova scritta come un giudizio su tutta la propria persona. Il voto valuta un elaborato e un percorso scolastico; non misura il valore umano di chi siede al banco.

Per scegliere tra Husmann e Calabresi, conviene fare una piccola prova mentale. Se dopo avere letto il brano vengono in mente due o tre esempi concreti e una tesi personale, quella traccia merita attenzione. Se invece si avverte soltanto l’obbligo di dire cose belle sull’argomento, meglio fermarsi. La tipologia C premia la voce di chi sa ragionare, non il tono da discorso motivazionale.

Il tema di italiano non è un diario, benché possa contenere esperienze personali. Né è un editoriale di giornale, benché possa avere una posizione netta. È un testo in cui la propria esperienza viene lavorata, selezionata e resa utile al lettore. Incanto e fatica diventano buone tracce solo quando dalle parole astratte si passa a fatti, domande e argomenti.

Come scegliere e svolgere la prima prova degli Esami di Maturità

La prima mezz’ora è forse la più delicata dell’intera mattinata. Non perché decida tutto, ma perché spesso viene sprecata in un’agitazione poco utile: confronti sussurrati, titoli letti di corsa, panico per la traccia che non c’è. Il fascicolo va letto interamente. Sì, anche quando il primo testo sembra già quello giusto. Una scelta frettolosa può trasformare sei ore in una lunga salita.

Un metodo semplice è annotare accanto a ogni proposta tre segnali: che cosa si è capito davvero, quali conoscenze o esempi richiama, quale struttura potrebbe avere il compito. Non è necessario fare una scaletta definitiva subito. Basta capire dove ci siano appigli. Se per una traccia si trovano soltanto parole generiche e per un’altra compaiono già una tesi, due argomenti e un esempio, la direzione è abbastanza chiara.

  1. Leggi tutte le consegne prima di scegliere, comprese le richieste specifiche e le domande sul testo.
  2. Segna le parole-chiave: indicano ciò che non può mancare nello svolgimento.
  3. Prepara una scaletta breve con apertura, due o tre snodi argomentativi e chiusura coerente.
  4. Lascia tempo alla revisione: errori, ripetizioni e frasi troppo lunghe emergono soprattutto rileggendo.
  5. Controlla il rapporto con la traccia: ogni pagina deve continuare a rispondere alla domanda posta.

Prendiamo la scelta tra le due analisi. Se lo studente opta per Pavese, deve dedicare tempo alla comprensione letterale prima di affrontare le figure retoriche. Se sceglie Brancati, dovrà individuare l’idea centrale del passo e il modo in cui memoria e generazioni vengono messe in rapporto. In entrambi i casi, citare poche parole del brano in maniera pertinente è più efficace che riportare lunghi pezzi senza commentarli.

Nel testo argomentativo, la scaletta può avere una forma molto solida: presentazione della questione, tesi, primo argomento, secondo argomento, possibile obiezione, risposta all’obiezione e chiusura. L’obiezione non è obbligatoria in senso meccanico, ma spesso rende il ragionamento meno rigido. Se si sostiene, per esempio, che i confini tra generazioni siano necessari, si può riconoscere che confini troppo rigidi diventano esclusione. Poi si spiega perché il punto non sia abolire ogni limite, ma renderlo giusto e comprensibile.

Nel tema di attualità, invece, il pericolo maggiore è la dispersione. Parlare di fatica può condurre allo sport, alla scuola, al lavoro, ai social, alle famiglie e alla salute: non tutto deve entrare nello stesso elaborato. Scegliere due piste e approfondirle è un gesto di maturità. Anche nella scrittura, come nella lettura, tagliare ciò che non serve può rendere più visibile ciò che conta.

La revisione merita almeno quaranta minuti. Bisogna verificare accordi, punteggiatura, uso dei tempi verbali e ripetizioni. È utile controllare soprattutto l’inizio e la fine dei paragrafi: sono i punti in cui si perde più facilmente il filo. Un testo con frasi più brevi non è un testo povero; spesso è un testo che ha capito dove mettere il respiro.

Gli auguri rivolti dal ministro Giuseppe Valditara agli studenti richiamano un’idea ragionevole: la scuola non cerca persone perfette, ma persone capaci di ragionare su ciò che hanno appreso e anche sugli errori. È un buon criterio da portare al banco. Non serve dimostrare di sapere tutto; serve mostrare di saper usare bene ciò che si sa.

Le tracce ufficiali della Maturità 2026 hanno un carattere comune: chiedono attenzione alle parole. Memoria, libertà, confini, incanto e fatica non si esauriscono in una definizione da dizionario. Chi riesce a guardarle da vicino, a collegarle a un testo e a sostenerle con esempi concreti ha già trovato il centro della propria prova.

Quante sono le tracce della prima prova della Maturità 2026?

Le proposte sono sette: due per l’analisi del testo, tre per il testo argomentativo e due per il tema di attualità. Ogni candidato ne sceglie una sola.

Quanto dura la prima prova scritta di italiano?

La prova dura sei ore. È utile riservare una parte finale del tempo alla rilettura, alla correzione degli errori e al controllo della coerenza con la consegna.

Quali autori compaiono nell’analisi del testo?

Le due tracce di tipologia A riguardano Cesare Pavese, con la poesia Passerò per piazza di Spagna, e Vitaliano Brancati, con un passo tratto da I piaceri.

Quali temi sono proposti nella tipologia C?

Le tracce di attualità invitano a riflettere sull’incanto, a partire da un articolo di Wenke Husmann, e sulla fatica, partendo da un brano di Mario Calabresi.