In breve
- Questa non è una classifica rigida: i libri del 2025 vengono scelti per la traccia che lasciano, non per il rumore che hanno fatto.
- La selezione attraversa narrativa italiana e straniera, noir, memoir, saggistica civile, racconti e romanzi di viaggio.
- Ogni titolo va incontro a un lettore diverso: chi cerca conforto, chi vuole essere sfidato, chi desidera una storia che tenga insieme privato e Storia.
- Alcuni testi affrontano lutto, salute mentale, violenza di genere, guerra e discriminazione: vale la pena avvicinarsi con il tempo e l’attenzione necessari.
- Nel 2026, quando l’hype editoriale dell’anno precedente si è già abbassato, resta più facile distinguere una novità passeggera da una voce destinata a durare.
Libri da leggere nel 2025: scegliere oltre le classifiche e i best seller
Quando arrivano le liste dei libri da leggere nel 2025, il rischio è sempre lo stesso: confondere il numero di copie vendute con il peso di una lettura. Un best seller può essere un incontro felice, naturalmente, ma non è una garanzia. Allo stesso modo, un titolo appartato, magari pubblicato da un editore piccolo o arrivato in libreria con poca pubblicità, può restare nella memoria per mesi.
Per questo una selezione sensata non dovrebbe chiedersi quale sia “il migliore” in senso assoluto. Dovrebbe piuttosto fare una domanda più concreta: quale libro può arrivare alla persona giusta nel momento giusto? C’è chi cerca una trama che lo accompagni dopo una giornata faticosa, chi vuole una lingua capace di mettere ordine nel dolore, chi ha bisogno di essere contraddetto. Sono esigenze diverse, e la letteratura non deve appiattirle.
Immagina Elisa, una lettrice che entra in libreria a gennaio 2026 con una lista di titoli salvati sul telefono. Ha letto recensioni, ascoltato podcast, visto copertine ovunque. Ma non sa ancora cosa desidera davvero. Se sta attraversando un lutto, forse non ha bisogno della distopia più chiacchierata dell’anno; se ha appena chiuso una lunga saga, potrebbe avere voglia di racconti brevi e irregolari; se sente che il presente le sfugge, una buona opera di saggistica può essere più necessaria di un romanzo consolatorio.
Le novità del 2025 hanno offerto molto proprio perché difficili da comprimere in un solo scaffale. Ci sono romanzi familiari, libri politici, inchieste narrative, storie di madri e figlie, di adolescenti e di vecchi, di città che sembrano organismi vivi. Ci sono voci internazionali tradotte con cura e autrici italiane che lavorano sulle crepe della memoria senza renderle decorative.
Una buona lista non deve promettere che ogni volume piacerà a tutti. Anzi, dire “questo non fa per te” è spesso più utile di una raccomandazione generica. Cartagloria di Rosa Matteucci, per esempio, richiede disponibilità verso una prosa eccentrica, feroce, piena di deviazioni e invettive. Chi cerca una storia lineare potrebbe trovarla ostica; chi ama le voci narranti che si espongono fino al grottesco troverà invece una lingua rarissima, capace di passare dal sacro al triviale senza chiedere permesso.
Un discorso simile vale per Orbital di Samantha Harvey, pubblicato in Italia da NN Editore nella traduzione di Gioia Guerzoni. È un romanzo concentrato su una giornata di sei astronauti nella Stazione Spaziale Internazionale, dove sedici albe e sedici tramonti si susseguono sopra una Terra guardata da lontano. Non è un’avventura spaziale nel senso tradizionale: l’azione è minima, la contemplazione è massima. Se vuoi colpi di scena continui, scegli altro. Se invece ti interessa la sensazione di osservare il pianeta come un corpo fragile, allora questo libro sa aprire uno spazio mentale insolito.
Conta anche il tempo che dedichi a una lettura. Non tutti i libri chiedono lo stesso ritmo. Un romanzo come Kala di Colin Walsh, thriller ambientato in una cittadina irlandese segnata dalla scomparsa di un’adolescente, invita a procedere con una certa urgenza: alterna passato e presente, ricordi e indizi, e lavora sui legami che l’età adulta non riesce a chiudere. Una raccolta come Correzione automatica di Etgar Keret, invece, può essere letta a piccoli scatti: trentatré racconti che osservano identità digitali, desideri e storture tecnologiche con umorismo obliquo.
Non serve accumulare titoli come prove di efficienza culturale. La cultura non è una gara a chi termina più pagine. Una scelta fatta bene comincia dal tuo umore, dal tuo tempo e dal tipo di domanda che vuoi affidare a un libro. Tra i libri davvero necessari non esiste un podio: esistono incontri.
Romanzi del 2025 da leggere per ritrovare famiglia, memoria e fragilità
Molti dei libri più convincenti usciti nel 2025 partono da una famiglia, ma non per celebrare il mito degli affetti perfetti. Al contrario, entrano nei non detti, nelle eredità emotive e nelle malattie che cambiano forma passando da una generazione all’altra. È una narrativa che non usa il trauma come un espediente decorativo: lo tratta come una materia opaca, da maneggiare senza fretta.
Quello che so di te di Nadia Terranova è uno dei romanzi da cui cominciare se cerchi una storia intima senza compiacimento. La protagonista Nadia, diventata madre, teme di cedere proprio mentre sente di dover essere solida. Per capire quella paura torna verso Venera, una donna della famiglia rinchiusa in manicomio nella Messina del passato. Il libro lavora sul rapporto fra maternità, genealogia femminile e memoria: non pretende di sciogliere tutto, ma mostra quanto possano pesare le frasi interrotte e le omissioni custodite per decenni.
È una lettura consigliata a chi ama i romanzi in cui la ricerca personale incontra la storia di un luogo. Non è l’ideale, invece, se cerchi un giallo familiare con una soluzione netta: qui il mistero non serve a intrattenere, serve a far emergere ciò che è stato espulso dal racconto di famiglia. Il punto più forte sta proprio nell’ansia della protagonista, che non viene trasformata in posa letteraria, ma resta una domanda scomoda: come si può essere figlie senza diventare la somma di ciò che è accaduto prima?
Anche Malbianco di Mario Desiati affronta l’eredità, scegliendo una metafora vegetale precisa. Marco Petrovici convive con attacchi di panico che sembrano privi di causa immediata, mentre il “malbianco”, malattia delle piante che si attacca alle foglie, diventa l’immagine di un disagio depositato nell’albero genealogico. Il romanzo attraversa il Novecento familiare senza trattarlo come un fondale storico. Le ferite non sono soltanto eventi enormi: possono essere abitudini, silenzi, gesti non compiuti.
Chi ha apprezzato le storie di appartenenza inquieta troverà qui una scrittura attenta ai rapporti tra radici e presente. Chi vuole personaggi sempre simpatici o una trama dall’andamento serrato potrebbe faticare: Desiati chiede di abitare l’incertezza e di accettare che alcune spiegazioni restino parziali. È una riserva importante, non un difetto. Il romanzo riesce quando non riduce il dolore a diagnosi narrativa.
Più spigoloso è Cartella clinica di Serena Vitale, pubblicato da Sellerio. Il titolo suona amministrativo, quasi impersonale, ma il libro ricostruisce la storia di Rossana, sorella dell’autrice, morta giovanissima dopo un internamento nel manicomio romano di Santa Maria della Pietà nel 1961. Siamo in un’Italia precedente alla legge Basaglia del 1978, quando la sofferenza psichica veniva troppo spesso nascosta, isolata e trattata con una violenza anche istituzionale.
Questo è un testo da leggere con prudenza se temi legati alla salute mentale, al ricovero e al lutto sono vicini alla tua esperienza. Non offre risposte cliniche e non pretende di dare una causa lineare alla schizofrenia. La sua forza sta nell’indagine tra carte, ricordi, colpe familiari e assenze. “Dov’ero?”, si chiede l’autrice: una domanda che non cerca assoluzione e proprio per questo non suona retorica.
La memoria privata si allarga in La verità è un fuoco di Agnese Pini. Il memoir prende avvio dalla scoperta, avvenuta nell’adolescenza, che il padre era un prete. Da lì si apre un percorso fatto di silenzi, fotografie, luoghi toscani e interrogativi sul diritto alla verità. Il libro interessa soprattutto chi apprezza le scritture autobiografiche che non cercano scandalo, ma provano a capire come un segreto modelli lo sguardo di una persona.
Per scegliere con più consapevolezza, può essere utile tenere a mente questa piccola mappa:
| Libro | Domanda centrale | Per chi può funzionare | Quando rimandarlo |
|---|---|---|---|
| Quello che so di te | Che cosa ereditiamo dalle donne della famiglia? | Chi ama i romanzi intimi e territoriali | Se vuoi una trama risolutiva |
| Malbianco | Il passato può abitare il corpo? | Chi cerca una narrativa italiana inquieta | Se preferisci ritmi veloci |
| Cartella clinica | Come si restituisce dignità a una vita rimossa? | Chi legge memoir documentati | Se i temi della psichiatria sono troppo vicini |
| La verità è un fuoco | Quanto costa chiedere una verità familiare? | Chi ama l’autobiografia civile | Se cerchi pura evasione |
Questi libri non chiedono al lettore di giudicare i loro personaggi. Chiedono qualcosa di più difficile: restare accanto alle contraddizioni senza trasformarle subito in una sentenza.
Libri imperdibili del 2025 per chi cerca mondi lontani e storia contemporanea
La letteratura sa far viaggiare in molti modi. Può portarti nello spazio, in un villaggio bosniaco prima della guerra, nella Palestina raccontata attraverso il teatro, oppure lungo il Mediterraneo centrale, dove le immagini da cartolina si scontrano con migrazioni, commerci, clima e conflitti. I libri imperdibili, se proprio si vuole usare questa formula, non sono quelli che promettono panorami esotici: sono quelli che cambiano l’angolazione da cui guardi un luogo.
Entra il fantasma di Isabella Hammad, tradotto da Maurizia Balmelli per Marsilio, segue Sonia, attrice anglo-palestinese che lascia Londra e raggiunge la sorella ad Haifa dopo una serie di delusioni personali e professionali. Il suo avvicinamento alle radici passa da una messa in scena dell’Amleto. Shakespeare, qui, non è un ornamento colto: diventa uno strumento per interrogare appartenenza, rappresentazione e violenza nei territori occupati.
È un romanzo per chi vuole leggere la Palestina senza accettare scorciatoie o semplificazioni. Affronta temi politici e bellici dolorosi, dunque richiede attenzione. Chi cerca una storia romantica o una narrazione neutra, quasi turistica, rimarrà deluso: Hammad mette il lettore davanti a una realtà storica e umana che non può essere resa innocua. Il teatro serve proprio a questo, a mostrare che una voce individuale può portare sulle spalle una storia collettiva.
Prima della catastrofe c’è quasi sempre una normalità che sembra eterna. La stagione che non c’era di Elvira Mujčić si colloca nella Bosnia Erzegovina dei primi anni Novanta, in quell’intervallo tra la fine di un ordine e l’arrivo della guerra. Non racconta il conflitto in modo frontale; racconta l’attesa inconsapevole, le scene quotidiane, le voci della radio, i piccoli rapporti di vicinato. Proprio questa scelta rende il romanzo doloroso: chi legge sa ciò che i personaggi ancora non sanno.
È una lettura adatta a chi apprezza la Storia quando entra in scena attraverso dettagli domestici, non attraverso lezioni. Non è un libro da prendere se hai bisogno di un ritmo incalzante: il suo passo è deliberatamente sospeso. Ma la lentezza non è vuoto; è il modo con cui il testo fa sentire il silenzio prima che venga rotto.
Un viaggio molto diverso è quello di Viaggio al termine della vita di Tezer Özlü, proposto da Crocetti nella traduzione di Giulia Ansaldo. L’autrice turca attraversa l’Europa seguendo le tracce di Kafka, Svevo e Pavese, ma ogni tappa diventa una discesa nella propria biografia emotiva. Non è una guida letteraria e non è un normale diario: è una scrittura febbrile, frammentaria, capace di tenere insieme desiderio di fuga, dolore e ostinata vitalità.
Qui conviene essere sinceri: non è un testo per chi vuole conoscere gli itinerari dei grandi scrittori in modo ordinato. Può essere, invece, un compagno potente per chi ama i libri di viaggio che mettono in discussione la figura stessa del viaggiatore. Se ti interessano altri percorsi in cui paesaggi e identità si intrecciano, vale la pena esplorare anche una selezione di libri di viaggio e avventura, scegliendo però in base alla direzione che senti più necessaria adesso.
Mare aperto – Storia umana del Mediterraneo centrale di Luca Misculin sposta invece lo sguardo su un mare spesso raccontato in modo riduttivo. Il canale di Sicilia non è soltanto spiagge, turismo o confine: è un crocevia di cavi sottomarini, rotte migratorie, memorie coloniali, pesca, calcio locale, ricette e cambiamenti climatici. Misculin costruisce un saggio accessibile ma non semplificato, utile a chi vuole capire come il passato continui a modellare la geografia del presente.
Nel 2026, mentre la crisi climatica e le politiche migratorie continuano a cambiare il volto del Mediterraneo, questo libro conserva una qualità preziosa: non trasforma la complessità in un fondale emotivo. Mostra invece che ogni costa è collegata all’altra da storie, merci, persone e responsabilità. Per ampliare questa prospettiva, può accompagnare bene anche una pagina dedicata ai libri di viaggio che intrecciano cultura e paesaggi.
Leggere di luoghi lontani non significa evadere dal presente. Significa riconoscere che il presente è già pieno di confini, memorie e voci che spesso scegliamo di non ascoltare.
Novità 2025 tra noir, horror e distopie: libri per chi ama l’ombra
Il noir e l’horror migliori non servono a spaventare per forza. Servono a illuminare le zone che una comunità preferisce tenere fuori campo: la violenza, l’abbandono, l’ipocrisia sociale, il desiderio di dimenticare. Nel 2025 sono usciti libri molto diversi tra loro, ma accomunati da una qualità rara: usano l’ombra per parlare del reale, non per mascherarlo.
La fame del cigno di Luca Mercadante è un noir radicato nel litorale domitio. Il protagonista, Domenico Cigno, è un giornalista disilluso, vulnerabile e spesso ironico suo malgrado. Si muove in un territorio di degrado, economia criminale e precarietà, dove perfino il paesaggio sembra trattenere il fiato. La sua indagine non è soltanto una caccia alla soluzione: è il tentativo di capire cosa resta di una persona quando le occasioni mancate hanno cominciato a definirla.
Funziona per chi ama il crime italiano in cui il luogo non è uno sfondo intercambiabile. Non funziona altrettanto per chi vuole investigatori infallibili e meccanismi perfetti: Cigno è interessante proprio perché non ha il controllo della scena. Mercadante evita il folklore criminale, e questa è una scelta da apprezzare. La malavita non viene resa pittoresca; pesa sui corpi, sulle case e sulle possibilità di chi vive lì.
Con Un luogo soleggiato per gente ombrosa, Mariana Enriquez torna ai racconti e al suo modo tutto personale di usare il gotico. Le donne delle sue pagine vedono fantasmi, abitano quartieri deformati dalla povertà, custodiscono ricordi politici e familiari che nessuno vuole più nominare. Il soprannaturale non è una fuga: è la forma che prendono le ferite collettive lasciate da dittature, violenze, pandemie e sessismo.
È un libro adatto a chi ama l’horror letterario, quello che lavora sul disagio più che sull’effetto facile. Se preferisci racconti chiusi, ordinati, con un significato spiegato fino in fondo, potresti trovarlo irritante. Enriquez lascia apposta alcune porte socchiuse. I fantasmi non si comportano da metafore docili, e fanno bene: certi traumi storici non hanno una morale pronta da appendere alla parete.
E tutti danzarono di Alessandro Bertante sceglie la distopia urbana. In una Milano rovente, centinaia di migliaia di giovani danzano senza fermarsi a Parco Sempione. Ivan Boscolo, docente segnato dall’ipocondria e dall’alcol, attraversa la città per ritrovare la figlia Micol. La “piaga del ballo” è un’immagine estrema, ma il romanzo non parla soltanto di contagio: parla di una generazione lasciata senza strumenti, di adulti che non riescono a interpretare ciò che vedono e di un benessere che non sa più offrire orientamento.
Chi cerca una distopia rassicurante, con regole spiegate e finale pacificatore, farà meglio a scegliere altro. Bertante costruisce una città febbrile e volutamente priva di conforto. È un romanzo che si legge come una domanda rivolta al presente: cosa accade quando la distrazione diventa l’unica risposta possibile alla paura?
La biblioteca del censore di libri di Bothayna Al-Essa, nella traduzione di Sara Daniele per astoria, racconta una società in cui libri e internet sono proibiti. Un giovane censore, fiero del proprio impiego al Ministero, comincia a chiedersi cosa contengano i volumi destinati al rogo pubblico. La premessa richiama Orwell e Huxley, ma il romanzo evita di essere soltanto un omaggio alla tradizione distopica: ragiona sul desiderio di controllo e sulla curiosità come atto di disobbedienza.
Questo titolo è indicato per chi desidera una narrativa politica leggibile e immaginativa. Ha qualche passaggio più dichiarativo, e non tutti apprezzeranno la sua vocazione allegorica. Ma il suo merito resta limpido: ricorda che la censura non inizia sempre dalle fiamme; a volte inizia dall’abitudine a non fare domande.
Il buio più interessante nei romanzi non è quello che impedisce di vedere: è quello che costringe a guardare meglio.
Letteratura e saggistica del 2025: libri per leggere il presente senza semplificarlo
Alcuni libri non sono facili da consigliare perché trattano questioni che non dovrebbero diventare consumo rapido: violenza di genere, adolescenza marginalizzata, lavoro di cura, trasformazioni tecnologiche. Eppure sono proprio questi testi a ricordare che la lettura non è soltanto riposo. Può essere uno spazio in cui imparare a usare parole più precise, a riconoscere ciò che i dati da soli non riescono a raccontare.
Vivere con gli uomini – Che cosa ci insegna il caso Pelicot di Manon Garcia nasce dalla presenza dell’autrice alle udienze del processo Pelicot. La filosofa non si limita a riassumere il caso: interroga la cultura che rende possibile la violenza sessuale e il sistema di complicità, esplicite o silenziose, che la circonda. È un libro duro, da affrontare sapendo che tratta abusi e sopraffazione in modo diretto.
Non è una lettura da prescrivere a chiunque come se fosse un dovere morale. Può essere profondamente faticosa, soprattutto per chi ha vissuto esperienze di violenza. Ma per chi cerca strumenti di riflessione sul patriarcato, sul consenso e sull’educazione maschile, è un testo importante perché non accetta risposte comode. Non trasforma l’orrore in spettacolo: chiede invece quale tipo di società permetta che accada.
Un’altra prospettiva necessaria arriva da Perché contare i femminicidi è un atto politico di Donata Columbro. Il libro ragiona sul valore dei dati, sui nomi dietro le cifre e sulla necessità di definizioni affidabili. Durante il 2025, alcuni osservatori hanno diffuso dati parziali su femminicidi, tentati femminicidi e altre morti legate alla violenza di genere; letti nel 2026, quei numeri vanno collocati nel loro contesto e non trattati come consuntivi definitivi. Il punto del saggio è proprio questo: contare bene non significa ridurre una vita a una statistica, ma rendere visibile un fenomeno per poterlo contrastare.
Se ami la saggistica che parte da un problema concreto e spiega come vengono prodotti i dati, Columbro offre una lettura chiara e rigorosa. Chi desidera un testo esclusivamente narrativo troverà un andamento più analitico, ma è un’analisi che non perde mai il contatto con le persone coinvolte.
Il lavoro di cura è al centro di La levatrice di Bibbiana Cau. Mallena vive in una Sardegna d’altri tempi e accompagna nascite, dolori e paure attraverso saperi pratici fatti di mani, erbe, esperienza e ascolto. Il romanzo mostra una contraddizione ancora riconoscibile: il lavoro svolto dalle donne viene spesso definito “vocazione” o “dono”, e proprio per questo sottratto al riconoscimento economico e sociale.
È un libro per chi ama la narrativa storica quando resta vicina ai gesti quotidiani. Non aspettarti una ricostruzione accademica della Sardegna o un romanzo d’azione: il suo centro è la dignità di chi cura senza ricevere ciò che meriterebbe. Il tema della maternità è presente in modo intenso, e può toccare corde delicate.
Ragazze che diventano grandi di Leila Mottley racconta giovani madri in Florida, isolate dalle famiglie e costrette a costruire una comunità tra scuola, lavoro, figli e desiderio di futuro. Mottley evita il moralismo sulla maternità adolescenziale: non trasforma le protagoniste in simboli puri né in casi da giudicare. Le lascia contraddittorie, arrabbiate, affettuose, capaci di sbagliare e di sostenersi.
Chi desidera approfondire il tema della crescita e delle età di passaggio può accostare questa lettura a una guida sui libri da leggere durante l’adolescenza: non perché l’esperienza giovanile sia uguale per tutti, ma perché i romanzi migliori mostrano quanto sia difficile diventare adulti quando il mondo ti chiede di esserlo troppo presto.
Infine, Etnografie trap – Il potere delle vite immaginate di Francesca Buscaglia entra nei mondi della trap attraverso il rapporto fra minori stranieri non accompagnati del quartiere Molise-Calvairate di Milano e la musica. L’autrice, educatrice e antropologa, non riduce l’estetica trap a provocazione o devianza. Cerca di capire quali desideri di riscatto, modelli di mascolinità e bisogni di riconoscimento vi si esprimano.
È un saggio utile soprattutto a chi vuole superare l’etichetta facile di “maranza” e interrogarsi su cosa la cultura giovanile dica della società adulta. Non offre assoluzioni automatiche, ma fa una cosa più seria: ascolta prima di giudicare. La buona saggistica non consegna opinioni già pronte: insegna a porre domande meno pigre.
Racconti, viaggio e voci fuori asse: altri libri del 2025 da tenere vicini
Non tutte le letture devono occupare lo stesso spazio nella vita di chi legge. Alcuni romanzi chiedono immersione e continuità, altri funzionano come finestre: li apri, guardi fuori, poi torni più tardi. Le raccolte di racconti, i libri di viaggio e i testi difficili da catalogare sono spesso perfetti per questo. Non hanno sempre la visibilità dei grandi best seller, ma possono offrire una libertà che la narrativa più convenzionale tende a perdere.
Il giardiniere e la morte di Georgi Gospodinov è un piccolo libro sul padre morente, sul lutto e sulla memoria. Dopo il successo internazionale di Cronorifugio, vincitore dell’International Booker Prize nel 2023, lo scrittore bulgaro torna con una materia ancora più privata. Il giardino non è qui un semplice simbolo poetico: è il luogo concreto in cui la perdita viene attraversata, dove la vita continua a crescere anche quando chi si ama non è più presente.
È una lettura adatta a chi cerca una lingua trattenuta, senza retorica. Chi attraversa un lutto molto recente potrebbe scegliere di rimandarla: non perché il libro sia cupo a ogni pagina, ma perché la sua delicatezza non attenua il dolore. Gospodinov scrive con precisione, e proprio quella precisione può colpire nel punto giusto o troppo vicino.
Hotel Roma di Pierre Adrian è un omaggio a Cesare Pavese, costruito a partire dall’albergo torinese in cui lo scrittore morì il 27 agosto 1950. Pubblicato a settantacinque anni dalla sua morte, il libro segue un percorso tra Torino e le colline di Santo Stefano Belbo. Non è una biografia completa e non è un esercizio di nostalgia letteraria: è un reportage sentimentale che prova a capire cosa resta di un autore nei luoghi che ha attraversato.
Se Pavese ti interessa, è un ottimo compagno di lettura. Se non lo conosci, può diventare una porta laterale, meno scolastica, per avvicinarti a Il mestiere di vivere e ai suoi romanzi. Per chi ama seguire gli scrittori attraverso città, stazioni e paesaggi, anche la lettura di un itinerario per amanti dei libri ad Arezzo può suggerire che la geografia culturale non vive soltanto nelle grandi capitali.
Passeggiata sull’Himalaya di Jamaica Kincaid, tradotto da Franca Cavagnoli per Adelphi, è un libro inclassificabile nel modo migliore. Kincaid cammina tra le montagne del Nepal con amici botanici, osserva piante e fiori, incontra la politica del territorio e lascia che lo sguardo personale trasformi ogni dettaglio. Non occorre essere esperti di montagna né conoscere già la sua opera: basta avere curiosità per una voce che sa guardare senza fingere neutralità.
Il libro è breve, ma non leggero nel senso superficiale del termine. È ideale per chi vuole alternare romanzi intensi a una prosa che si muove fra natura, viaggio e riflessione. Non è una guida per escursionisti: chi cerca informazioni pratiche sui sentieri dell’Himalaya dovrà rivolgersi altrove.
Tra le opere più radicali della selezione c’è L’impero della neomemoria di Heriberto Yépez. Parte dalla biografia del poeta americano Charles Olson e si espande in un saggio visionario che mette in dialogo filosofia, arte, mito, psicoanalisi e critica della modernità. È un libro per lettori disposti a perdersi un poco, a sottolineare, tornare indietro, dissentire.
Non è per tutti, ed è bene dirlo chiaramente. Se vuoi una tesi ordinata, un linguaggio trasparente e una progressione lineare, potresti sentirti respinto. Ma se cerchi un testo che non tratti il pensiero come una fila di caselle da spuntare, allora questa lettura può avere un’energia rara. A volte la cultura serve anche a questo: a mettere in crisi le mappe che usiamo troppo comodamente.
Infine, Attraverserò il tempo per te di Lee Kkoch-nim porta in Corea del Sud un’idea semplice e fertile: due ragazze chiamate Eunyu, una nel 2016 e l’altra nel 1982, iniziano a scriversi attraverso una cassetta postale che spedisce le lettere a distanza di un anno. È un romanzo delicato sulla crescita, sull’attesa e sulla possibilità di parlare a una versione di sé che non conosci ancora. Può essere letto anche da adolescenti maturi, ma non va liquidato come narrativa “solo per ragazzi”: ha qualcosa da dire a chiunque abbia desiderato correggere un gesto del passato.
La lettura più preziosa non è necessariamente quella che tutti nominano. È quella che, una volta chiusa l’ultima pagina, continua a fare compagnia ai tuoi pensieri.
Quali libri del 2025 scegliere se si vuole iniziare dalla narrativa italiana?
Quello che so di te di Nadia Terranova, Malbianco di Mario Desiati, La levatrice di Bibbiana Cau e La fame del cigno di Luca Mercadante offrono quattro accessi molto diversi: memoria familiare, eredità emotiva, lavoro di cura e noir sociale.
Quale titolo scegliere se si amano thriller e noir?
Kala di Colin Walsh è adatto a chi cerca mistero e adolescenza inquieta; La fame del cigno è consigliato se preferisci un noir italiano legato a un territorio concreto; Un luogo soleggiato per gente ombrosa è invece per chi ama horror e racconti perturbanti.
Ci sono libri del 2025 da affrontare con particolare attenzione?
Sì. Vivere con gli uomini tratta violenza sessuale e patriarcato; Cartella clinica affronta internamento psichiatrico e lutto; Quello che so di te, Malbianco e Il giardiniere e la morte toccano fragilità psichica, memoria familiare e perdita.
Quale libro regalare a chi ama viaggi e cultura?
Mare aperto di Luca Misculin è una scelta solida per chi vuole comprendere il Mediterraneo oltre gli stereotipi. Passeggiata sull’Himalaya di Jamaica Kincaid è più letterario e personale, mentre Hotel Roma parla a chi ama Pavese e i luoghi della letteratura italiana.