Il mio anno di riposo e oblio
A cavallo del millennio, a New York, una ragazza bionda, ricca, bella e laureata alla Columbia decide che l'unico modo per sopravvivere al dolore per la morte dei genitori e all'assurdità della società contemporanea è dormire. Per un anno intero. Grazie alla complicità di una psichiatra incompetente che le prescrive un cocktail spaventoso di sonniferi e ansiolitici, la protagonista si barrica nel suo lussuoso appartamento dell'Upper East Side, decisa a resettarsi completamente attraverso l'oblio chimico.
Ottessa Moshfegh ha scritto un romanzo ferocissimo, intriso di un umorismo nero e cinico che diverte e disturba in egual misura. La protagonista è deliberatamente odiosa: egoista, sprezzante nei confronti dell'unica amica nevrotica che cerca di aiutarla, totalmente indifferente alle dinamiche del mondo esterno. Eppure, la sua ribellione passiva, il suo rifiuto totale di partecipare al gioco del consumo e della performance sociale, assume una strana e potente dignità filosofica.
“Volevo solo che il mio cervello smettesse di registrare informazioni, di provare sentimenti, di desiderare cose.”
— Protagonista
Lo stile della Moshfegh è ipnotico, freddo e preciso come una siringa. Dietro la spietata satira del mondo dell'arte contemporanea e del benessere newyorkese si nasconde un nucleo di sofferenza autentica, un vuoto esistenziale che anticipa profeticamente la tragedia collettiva dell'11 settembre che fa da sfondo al finale. Un libro divisivo, fastidioso, ma indubbiamente memorabile.
Cosa ci ha convinto
- Umorismo nero affilatissimo e scrittura di un cinismo irresistibile
- Spietata critica sociale del sogno americano e dell'industria farmaceutica
- Un finale potente che ricolloca l'intera vicenda sotto una luce storica
Cosa lascia perplessi
- Protagonista estremamente sgradevole con cui è quasi impossibile empatizzare
- La trama è volutamente statica, ricalcando lo stato letargico del sonno
Il Verdetto di forEva
Una satira nera, disturbante e geniale. Non è un libro per tutti, ma è uno dei ritratti più lucidi e feroci dell'alienazione moderna.