La setta dei settanta
In questo romanzo postumo, Andrea Camilleri ci ricorda che la Sicilia è un palcoscenico barocco dove il dramma e la commedia si tengono costantemente per mano. 'La setta dei settanta' ci trasporta a Vigata nel 1874, ma dimenticate la questura moderna: qui ci muoviamo tra sagrestie polverose, logge massoniche sotterranee e nobili decaduti pronti a tutto pur di difendere i propri privilegi. Al centro della vicenda c'è la misteriosa sparizione di un feticcio religioso e l'omicidio di un prete scomodo.
Con la sua consueta lingua vigorosa, un impasto sapiente di italiano e dialetto vigatese che qui si fa particolarmente colto e ottocentesco, Camilleri tesse una satira feroce del potere temporale della Chiesa e dei primi anni dell'Unità d'Italia. Il romanzo procede per scene madri, dialoghi spassosi e colpi di scena teatrali.
“La verità non è sempre il contrario della menzogna: a volte è solo una menzogna meglio congegnata.”
— Padre Artemio
Anche se non possiede la profondità dei suoi capolavori storici come 'Il re di Girgenti', il libro si fa amare per la sua freschezza e per lo sguardo sempre lucido e mai nostalgico del Maestro sulla sua terra. Un noir storico leggero ma affilato come un coltello da barbiere.
Cosa ci ha convinto
- Lingua italo-sicula ricca, evocativa ed estremamente godibile
- Satira sociale ed ecclesiastica brillante
- Ritmo narrativo teatrale ed incalzante
Cosa lascia perplessi
- Una trama gialla un po' esile che si risolve sbrigativamente
Il Verdetto di forEva
Un delizioso noir storico che diverte e fa riflettere. Camilleri dimostra ancora una volta di saper dominare il tempo e la lingua come nessun altro.